Una richiesta d’aiuto che ha cambiato una vita
«Sister, please help me!». Bastarono queste tre parole pronunciate da una giovane donna nigeriana, costretta a prostituirsi sulle strade di Torino, per cambiare il destino di suor Eugenia Bonetti. Era il 1993.
Dopo ventiquattro anni di missione in Kenya, la religiosa delle Missionarie della Consolata rientrò in Italia senza immaginare che la sua nuova missione sarebbe stata quella di combattere una delle schiavitù più crudeli del nostro tempo: la tratta di esseri umani.
Da quel giorno, suor Eugenia ha deciso di non voltarsi dall’altra parte. Ha ascoltato il grido di chi era stata privata della libertà, della dignità e della speranza, trasformando quella richiesta d’aiuto in una scelta di vita.
Restituire dignità a chi l’aveva perduta
Negli anni successivi ha coordinato il servizio anti-tratta dell’Unione delle Superiori Maggiori d’Italia (USMI), contribuendo alla nascita di una rete di case di accoglienza che ha permesso a migliaia di donne, provenienti soprattutto dall’Africa e dall’Europa orientale, di ricominciare una nuova esistenza. Dietro ogni volto c’era una storia segnata da violenze, inganni e sfruttamento.
Molte erano state attirate in Europa con la promessa di un lavoro dignitoso, per poi essere costrette alla prostituzione attraverso minacce, debiti impossibili da saldare e violenze psicologiche. Per suor Eugenia, però, nessuna persona era definita dal proprio passato. Ogni donna rappresentava una vita da ricostruire, un futuro ancora possibile.
La misericordia che diventa azione
Il suo impegno non si è limitato all’accoglienza. Ha promosso percorsi di formazione, assistenza legale, sostegno psicologico e inserimento lavorativo, coinvolgendo congregazioni religiose, volontari e istituzioni civili in una rete capace di restituire libertà e autonomia.
Nel 2019 Papa Francesco le affidò la preparazione delle meditazioni della Via Crucis del Venerdì Santo al Colosseo. Una scelta che riconosceva il valore profetico di una missione vissuta accanto alle vittime della schiavitù moderna. Quelle meditazioni diedero voce alle sofferenze delle donne sfruttate, ricordando al mondo che la tratta continua a essere una delle più gravi violazioni della dignità umana.
Un esempio che interpella tutti
La storia di suor Eugenia Bonetti ricorda che la misericordia non è un sentimento astratto, ma una responsabilità concreta. Significa accorgersi di chi soffre, rompere il silenzio, costruire percorsi di liberazione e offrire nuove opportunità a chi sembrava averle perdute per sempre.
In un tempo in cui milioni di persone continuano a essere vittime della tratta, il suo esempio invita ogni comunità cristiana a non rimanere indifferente. Perché ogni donna salvata dallo sfruttamento è una vita restituita alla speranza, una ferita che può ricominciare a guarire e un segno concreto che il Vangelo continua a farsi storia attraverso uomini e donne capaci di trasformare la compassione in gesti di autentica misericordia.
Immagine creata digitalmente da spazio + spadoni

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