Il progetto «Sorella Amazzonia» è stato presentato ufficialmente da fra Carlo Maria Chistolini e fra Paolo Maria Braghini la scorsa settimana al Festival Francescano a Bologna. Questa preziosa iniziativa di cooperazione internazionale, promossa dalla Fondazione Assisi Missio ETS (braccio sociale dei Frati Minori Cappuccini del Centro Italia) in partenariato con l'Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani e la Vice Provincia dei Frati Minori Cappuccini di Amazonas e Roraima, segna un passo concreto per la salute e la dignità delle comunità native più isolate.
Cento anni di presenza accanto ai custodi della foresta
Nel cuore dell’Amazzonia brasiliana, lungo il bacino dell’Alto Solimões al confine tra Brasile, Perù e Colombia, i corsi d’acqua rappresentano spesso l’unica via di comunicazione possibile. In questo territorio fragile e complesso, i frati cappuccini sono presenti fin dal 1909: da oltre un secolo condividono la vita quotidiana dei popoli indigeni, affiancando all’annuncio evangelico percorsi costanti di sviluppo umano, educazione e giustizia sociale.
Oggi, questa fedele vicinanza fraterna si arricchisce delle competenze cliniche e scientifiche dell’INMI «Lazzaro Spallanzani».
L’alleanza nasce per rispondere alle necessità di circa 73 mila persone indigene appartenenti a diverse etnie, tra cui i Tikuna, storicamente legati agli equilibri biologici e spirituali del grande fiume.
Rispondere alle emergenze sanitarie e climatiche
Le comunità locali affrontano sfide drammatiche: malaria, tubercolosi, infezioni gastrointestinali, arbovirosi e un elevato tasso di mortalità infantile costituiscono una costante minaccia.
A questo quadro epidemiologico si sommano gli effetti devastanti dei cambiamenti climatici, che alterando i cicli fluviali compromettono la pesca, l’accesso all’acqua potabile e la sicurezza alimentare. A queste difficoltà si legano inoltre profonde sofferenze sociali, tra cui il disagio psicologico giovanile e forme di vulnerabilità comunitaria.
Per far fronte a tali emergenze, «Sorella Amazzonia» sviluppa un programma integrato articolato su più livelli: la formazione degli operatori sanitari locali, il potenziamento della diagnostica precoce, l’attivazione di servizi di telemedicina e il consolidamento di reti di sorveglianza epidemiologica.
Medici specialisti operano direttamente sul campo nei villaggi e offrono consulti a distanza, creando una solida barriera protettiva contro le malattie endemiche e le future emergenze sanitarie.

La salute globale come fraternità universale
Dal punto di vista scientifico, l’iniziativa rappresenta un fecondo ponte di cooperazione tra il sistema sanitario italiano e quello brasiliano, favorendo l’avanzamento della ricerca sulle malattie tropicali e sulle infezioni emergenti.
In un mondo interconnesso, la salvaguardia della salute globale è un dovere condiviso: la cura delle persone vulnerabili e la salvaguardia del creato camminano di pari passo. «Sorella Amazzonia» incarna così il carisma francescano più autentico, trasformando la prossimità in cura e la solidarietà in riscatto umano.
Fonte e immagine: Edizioni Frate Indovino
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