Oggi, primo ottobre, celebriamo la Giornata Mondiale dell’Anziano, una ricorrenza preziosa per fermarsi e riflettere su una fase della vita che la società contemporanea rischia troppo spesso di emarginare.
In un mondo dominato dalla fretta e dall’efficienza materiale, la vecchiaia viene talvolta considerata come un tempo a margine; al contrario, essa è a pieno titolo «tempo della vita», una stagione ricca di significato, memoria e riconciliazione.
La testimonianza e l’ascolto nella fragilità
A ricordarcelo con toccante profondità, sul sito dell’Ufficio Nazionale per la Pastorale della Salute CEI, è don Giovanni Battista Naletto, sacerdote della diocesi di Verona e cappellano ospedaliero. Dalla sua esperienza quotidiana accanto alla sofferenza, il sacerdote condivide una realtà viva e toccante:
«Nella mia esperienza di cappellano in ospedale è questa realtà che mi trovo ad incontrare: quella di tanti anziani nella debolezza. L’esperienza dell’ospedalizzazione e della degenza è un momento di forte vulnerabilità: in queste circostanze emerge con chiarezza la forza d’animo degli anziani, capaci di affrontare il ricovero e il dolore con una dignità, una pazienza e una saggezza che diventano testimonianza e insegnamento per tutti».
Accostarsi a un anziano fragile, dunque, non può ridursi a un atto burocratico. Come sottolinea don Naletto, «non si tratta di una semplice visita formale, ma di un momento di ascolto empatico e di autentica vicinanza spirituale».
In questo dialogo accogliente, chi assiste deve saper fare silenzio: l’operatore va quasi «scomparendo per fare spazio ad una narrazione di storia, di vita, di condivisione di esperienze personali profonde che rendono arricchente l’incontro per ambedue i protagonisti».
Opere di misericordia e presenza viva
In questo intimo scambio si rivela un dono inestimabile: l’anziano ammalato non è un soggetto passivo, bensì «si fa testimone della carità di un Dio che in lui si lascia avvicinare, come in un suolo sacro».
Di fronte alla solitudine e alla vulnerabilità, non servono teorie astratte, ma una risposta nella forma di «una presenza che accompagna, di una storia di bene che si unisce ad ogni storia di sofferenza per aprire in essa un varco di luce».
Questo sguardo riflette pienamente il cammino promosso da spazio + spadoni, fondato sulla riscoperta viva delle opere di misericordia corporali e spirituali.
Visitare gli infermi e farsi prossimi a chi vive nella solitudine significa pronunciare un autentico HIC SUM, donando vicinanza, gratuità e calore umano. In questo primo ottobre, rinnoviamo la dedizione a custodire i nostri anziani, riconoscendo nella loro fragilità un patrimonio di saggezza e un invito alla fraternità.
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