Le suore che a Lampedusa accolgono i migranti

5 Luglio 2026

Suor Antonietta Papa a Lampedusa
Suor Antonietta Papa, coordinatrice del progetto "Migranti in Sicilia" a Lampedusa

Ogni sbarco a Lampedusa racconta una storia diversa.

C’è chi arriva dopo giorni di navigazione, chi porta negli occhi la paura del mare e chi custodisce il dolore di una perdita che nessuna parola può cancellare.

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In questo luogo simbolo delle migrazioni nel Mediterraneo, dove sia papa Francesco che papa Leone XIV, a 13 anni di distanza l’uno dall’altro, hanno voluto portare una carezza, c’è una presenza discreta che ogni giorno sceglie di stare accanto alle persone più fragili: quella delle religiose del progetto “Migranti in Sicilia” promosso dall’Unione Internazionale delle Superiore Generali (UISG).

Mentre le motovedette della Guardia Costiera attraccano al molo Favaloro, le suore sono già lì. Non per svolgere un compito sanitario o amministrativo, ma per offrire qualcosa che spesso manca dopo un viaggio tanto drammatico: uno sguardo, un ascolto, una parola nella lingua madre, una presenza capace di rassicurare.

A guidare questa esperienza è suor Antonietta Papa, delle Figlie di Maria Missionaria, che spazio + spadoni ha il privilegio di conoscere da anni. E’ stata, oltretutto, relatrice alla Convention “Fare Spazio al Coraggio” e ha fornito un significativo contributo nel corso sulle Opere di Misericordia organizzato a Loppiano,

La loro missione nasce dall’invito di Papa Francesco a uscire dalle proprie case per raggiungere le periferie esistenziali, trasformando la vicinanza ai migranti in una concreta opera di misericordia.

Una presenza silenziosa che costruisce ponti

Le religiose non si limitano ad assistere gli sbarchi. Vivono la quotidianità dell’isola, collaborano con la parrocchia di San Gerlando, visitano le famiglie, portano la Comunione agli anziani e condividono la vita della comunità lampedusana. Allo stesso tempo sono accanto ai migranti, diventando un ponte tra culture, lingue e storie diverse.

“Condividiamo e celebriamo con gli isolani e con i migranti senza distinzioni, facilitando per quanto possibile lo scambio di valori tra le culture diverse”, ha spiegato tempo fa al Sir suor Antonietta Papa.

L’accoglienza inizia spesso con gesti semplicissimi. Una donna chiede di essere accompagnata in bagno dopo giorni di viaggio. Un ragazzo confida la paura di non poter aiutare economicamente la propria famiglia. Una madre racconta il dramma della figlia perduta tra le onde del Mediterraneo.

Le suore ascoltano senza giudicare, creando relazioni che continuano anche dopo il trasferimento dei migranti nei centri di accoglienza.

È una forma di carità che non cerca protagonismo ma restituisce dignità alle persone, ricordando che dietro ogni numero esiste un volto e dietro ogni volto una storia unica.

Foto di spazio + spadoni

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