Viviamo in un tempo che ci chiede continuamente di essere all’altezza. Bisogna essere efficienti, produttivi, preparati, performanti. Bisogna reggere il peso delle responsabilità, risolvere i problemi, andare avanti comunque. Mostrare stanchezza, paura o fragilità sembra quasi una colpa.
Sui social scorrono immagini di vite apparentemente perfette. Nel lavoro si premiano i risultati. Nelle relazioni spesso si teme di mostrarsi vulnerabili. Così impariamo a indossare maschere. Facciamo finta che vada tutto bene anche quando dentro ci sentiamo smarriti, feriti o semplicemente stanchi.
Eppure, il Vangelo racconta una storia diversa.
Gesù non sembra attratto dalle persone che ostentano sicurezza. Al contrario, si avvicina a chi porta nel cuore una ferita. Incontra il cieco che chiede aiuto, il lebbroso che implora di essere guarito, la donna che piange, Pietro che ha fallito, Tommaso che dubita.
La fragilità, agli occhi di Dio, non è un ostacolo all’incontro. È spesso la porta attraverso cui l’incontro avviene.
Forse, uno dei grandi problemi del nostro tempo è proprio la difficoltà di chiedere aiuto. Abbiamo paura di apparire deboli. Temiamo il giudizio degli altri. Pensiamo di dovercela fare da soli. Eppure, nessuno si salva da solo.
Ogni essere umano ha bisogno, prima o poi, di una mano tesa, di una parola di conforto, di qualcuno che ascolti senza giudicare. Riconoscere questo bisogno non significa essere fragili. Significa essere umani.
Anche nelle nostre comunità cristiane dovremmo imparare a creare spazi dove sia possibile mostrarsi per ciò che si è davvero, senza dover dimostrare nulla. Luoghi in cui si possa dire “non ce la faccio”, “ho paura”, “sono stanco”, senza sentirsi meno credenti o meno degni.
La fede non elimina la fragilità. La illumina.
Gesù stesso, nel Getsemani, ha conosciuto l’angoscia. Ha chiesto ai suoi amici di restargli accanto. Ha pianto per la morte dell’amico Lazzaro. Ha sperimentato la solitudine e l’abbandono. Se il Figlio di Dio non ha avuto paura di mostrarsi vulnerabile, perché dovremmo averne noi?
Forse, la vera forza non consiste nel non cadere mai. Consiste nel riconoscere i propri limiti e continuare a camminare. Consiste nell’accettare di aver bisogno degli altri e di Dio.
In un mondo che esalta la perfezione, il Vangelo ci ricorda una verità liberante: non dobbiamo essere sempre forti.
Possiamo essere fragili. Possiamo essere feriti. Possiamo avere dubbi e paure.
Ed è proprio lì, nelle crepe della nostra vita, che spesso passa la luce di Dio.
Immagine creata digitalmente da spazio + spadoni

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