Il trasloco a Clinton Township e la ricerca dell’essenziale
Cari amici, il mese di settembre è iniziato con un trasloco. Dopo quasi 2 anni nella comunità PIME di Farmington Hills, mi sono spostato nella parrocchia di San Francesco, a Clinton Township, a mezz’ora di distanza.
San Francesco è la chiesa in cui il PIME ha iniziato la sua avventura negli Stati Uniti nel 1947. È una comunità accogliente, formata da italiani, italo-americani e persone con origini varie, che si sono fatte in 4 per aiutarmi fin da subito.
Traslocare è un’esperienza, l’ho fatto già molte volte, cambiando Paese o missione, ma ogni volta mi stupisco di quante cose si possono accumulare senza nemmeno accorgersene. «Less is more» (il meno è il più) diceva l’architetto Mies Van der Rohe, progettando grattacieli e case minimaliste a Chicago, e mi piacerebbe fare mia questa massima, mi sembra anche di tentarci, ma questo trasloco mi ha schiaffato davanti alla realtà: troppe cose… e sono davvero tutte così utili ed essenziali?
In questo caso ciò che ha richiesto più tempo, energie e volontari, è stato trasferire PIME US Vocations, cioè l’ufficio vocazioni, di cui mi occupo da un anno e mezzo. Abbiamo iniziato dallo svuotare una stanza, andare online, all’Ikea, a Costco ed in altri stores a comprare le scrivanie, gli scaffali, le sedie, le luci, i computer e la stampante, per poi montare tutto, installare i programmi, trasferire i dati ed eccomi qui, dopo 3 settimane, che vi scrivo dal nuovo ufficio.
L’incontro con gli studenti universitari e i Mission Appeals
Nel frattempo sono continuate tutte le attività: sono stato dagli studenti in università, ad Oakland University e a Wayne State University, per celebrare e confessare, ed abbiamo partecipato ad un evento di inizio anno alla University of Michigan, il FestiFall (Festival d’Autunno), che ha riunito decine di migliaia di studenti, specialmente matricole, interessate a scoprire associazioni e fraternità dove creare nuove amicizie.
Sono continuati i Mission Appeals, per cui sono andato 2 volte a New York, la prima a Mahopac, 50 miglia a nord della città, dove mi ha accolto un gentilissimo prete vietnamita e dove ho incontrato una incredibile comunità ecuadoriana che celebrava la Virgen del Cisne con una processione, Messa, e festa con canti e balli tipici.
La seconda nel Bronx, a Saint Athanasius, dove ho incontrato una comunità ispanica proveniente da tanti Paesi dell’America Latina. Questo quartiere di New York è veramente interessante: va da zone degradate e pericolose a parchi e spiagge che danno sulla baia di Long Island. New York è una città incredibile, dove ogni volta scopro qualcosa di nuovo.
Durante questi 2 weekend ho potuto fare un salto a The Cloisters (Il Chiostro), un museo in cui sono stati ricostruiti cappelle e chiostri provenienti dalla Francia e dalla Spagna. Ricostruiti nel senso che li hanno smontati pezzo per pezzo e rimontati qui. L’effetto è pazzesco: ci si sente veramente in un antico monastero da qualche parte in Europa!
A The Shed (La Tettoia) mi sono stupito nello scoprire un edificio che si muove su rotaie, permettendo di trasformare una piazza in un patio e viceversa.
Sono passato a Little Italy durante la Festa di San Gennaro, dove migliaia di persone stavano gustando Italian street-food. Infine ho potuto partecipare all’installazione come parroco di padre Firmino, un amico birmano con cui ho studiato insieme in Italia, e che da anni è impegnato nella pastorale in New Jersey.
Dialogo interreligioso, pellegrinaggi e la speranza dei giovani
Il mese è continuato con alcuni incontri ecumenici ed interreligiosi, tra cui quello organizzato dall’IFLC, Interfaith Leadership Council di Detroit, in un tempio buddista, dove dei monaci thailandesi ci hanno accolto e guidato nella meditazione.
Un gruppo di amici, guidati da Gaetano, ha organizzato un bellissimo spettacolo, Cuori che Battono, al Teatro PIME di Milano. E lo hanno fatto per portare un messaggio di speranza e sostenerci, come PIME US Vocations, nell’organizzazione del pellegrinaggio a Santiago, che faremo coi giovani il prossimo anno.
Pur essendo a 10.000 km di distanza, mi sono sentito lì, grazie di cuore!
Mi sono emozionato anche seguendo Papa Leone in Francia e ricevendo messaggi, foto e video di tanti amici, felici e commossi di partecipare alla Messa col Papa, o di vederlo passare davanti a casa propria, o di assistere alla benedizione improvvisata del proprio nipotino, che un volontario aveva preso in braccio e portato al Papa. L’accoglienza calorosa ed i numeri di questo viaggio apostolico sono stati una sorpresa: la Francia che si considera così laica, ha in realtà un desiderio profondo di spiritualità, di fede, di figure miti che pacificano, come il nostro Papa cerca di fare in ogni occasione che gli è data. I giovani francesi sono spettacolari: spesso sono proprio loro che insegnano a credere ai propri genitori e nonni.
Sono felice che tra poche settimane saremo a Parigi, Lisieux e Mont-Saint-Michel con un pellegrinaggio di giovani e adulti, e potremo ripercorrere alcuni passi del Papa ed incontrare (per me riabbracciare) dei cari amici, la cui fede mi è di esempio, e con i quali ci accompagniamo reciprocamente da anni.
Buon ottobre missionario con Santa Teresina e san Francesco. Vi abbraccio.
Foto di padre Piero Masolo

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