Cosa vedono gli occhi di un missionario
Gli occhi del missionario vedono oltre la bellezza del Creato. Guardano un tramonto e vedono la storia della Terra. Osservano le onde dell’oceano e vedono il tumulto del cuore del mondo, scorgono gli animali che si nascondono tra gli alberi della foresta e pensano alla fragilità delle creature.
Gli occhi del missionario rispondono al sorriso di un volto, felice dell’incontro. Vedono il desiderio di gioia in una guancia solcata dalle lacrime. Cercano chi si è perduto e lo accolgono con dolcezza.
Gli occhi del missionario si riempiono di lacrime quando gli ostacoli sono duri e provocati dall’indifferenza, dall’avidità e dalla corruzione, ma non perdono mai la luce della speranza, non vogliono perderla, per poter procedere ed illuminare il cammino.
Uno sguardo di speranza oltre la prova
Gli occhi del missionario sanno vedere oltre la devastazione di un terremoto, la paura di un’alluvione, il terrore delle onde del mare. Vedono oltre perché oltre ci sono volti e cuori più impauriti di lui, che cercano in lui un appiglio… e questo appiglio non può venire meno.
In questi anni di vita in missione ad gentes ho imparato a vedere l’incompiuto già in opera ed attivo. Quando stavamo costruendo l’ostello per le ragazze, guardavo i muri grigi e ruvidi, senza soffitto e pensavo: qui le ragazze chiacchiereranno dopo la scuola, sdraiate sulle piastrelle fresche del pavimento, studieranno in silenzio o bisbigliando suggerimenti tra di loro per non disturbare le altre.
Ora è davvero così, proprio come avevo immaginato, ed ogni volta che sto con loro provo meraviglia nel vedere questo sogno realizzato.
I sogni che prendono forma nella missione
Così come nell’osservare le studentesse del corso professionale, chine sulle macchine da cucire, o intente a tagliare la stoffa o a cucinare la pizza, i miei occhi si riempiono di stupore e vorrebbero abbracciare tutto il mondo per dire che è possibile realizzare grandi cose se si guarda al bene di chi ci sta accanto.
Ma la cosa che mi stupisce sempre tantissimo è vedere come, sia le ragazze che le signore della scuola, cambiano nello stare con noi, nel vivere e frequentare la nostra piccola opera missionaria. Acquistano sicurezza, coscienza e conoscenza di sé, speranza nel futuro e nelle situazioni precarie in cui alcune versano. Fanno progetti, sognano… e quando faccio notare loro come erano quando sono arrivate, ci facciamo delle belle risate!
Con gioia e commozione posso davvero dire che «i miei occhi hanno visto le meraviglie del Signore».
Ed auguro a ciascuno di voi di avere gli occhi del missionario, per vivere la vostra missione quotidiana con uno sguardo nuovo, che scende nel cuore e lo fa cantare.
Foto di suor Anna Maria Gervasoni

Isole Salomone



