San Francesco d’Assisi e le mani protese all’accoglienza e al bene

4 Ottobre 2026

Altare per transito san Francesco
Altare allestito con la Croce di San Damiano per la celebrazione del Transito di San Francesco

Francesco d’Assisi è stato un uomo inquieto, poiché sempre desideroso di imparare, accogliere e crescere – e, dunque, con le mani protese e i piedi in movimento.

La sua – e quella della Grazia e della Provvidenza in lui – è stata una rivoluzione, e interpella anche la persona umana del nostro tempo. Sì: avviare progetti, più che difendere postazioni già acquisite (cfr. Francesco, Evangelii gaudium 222-225).

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Francesco è la creatura più libera della storia umana (cfr. Freud, Il disagio della civiltà) – riconciliata:

«Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo Tuo amore et sostengo infirmitate et tribulatione. Beati quelli ke ’l sosterrano in pace, ka da Te, Altissimo, sirano incoronati» (Francesco d’Assisi, Cantico di frate Sole, Fonti Francescane 263).

Ed è disponibile al dialogo nell’incontro (cfr. Francesco d’Assisi, Regola non Bollata XVI, Fonti Francescane 42-45).

Provvidenzialmente, ci accingiamo a celebrare la sua Pasqua – dopo otto secoli – nel giorno in cui la liturgia ordinaria ci invita a meditare e a pregare con la pericope evangelica di Luca (10,17-24).

Il Signore invitava i discepoli ad abbracciare la via della piccolezza, per meglio accogliere il Regno divino: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli» (Lc 10,21); e a non gloriarsi e insuperbirsi per i successi missionari, bensì a cementificare la vita interiore con l’amore trinitario:

«Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli» (Lc 10,19-20).

In Francesco, questa Parola trova piena incarnazione: durante l’intero suo pellegrinaggio terreno, egli ha desiderato la conversione personale e la conformatio Christi; parallelamente, l’azione divina lo rendeva: contagio di Vangelo per i frati che accostavano la sua esperienza, fonte di ispirazione per Chiara e le sue Sorelle, via di salvezza percorribile da tutti i battezzati, strumento di riconciliazione tra il podestà e il Vescovo di Assisi del tempo, luce per la conversione della Chiesa medievale, ponte tra la cattolicità e il mondo arabo.

Francesco è testimonianza di minorità evangelica, che riceve da Dio Padre e a Lui restituisce in benedizione; che brilla quale persona umana riconciliata; che custodisce il creato; che indica a ciascuno la via stretta della misericordia.

Anche dopo ottocento anni, le sue virtù umano-divine ci affascinano e ci scuotono. Ci ricordano che occorre la conversione in prima persona e il saper portare frutto in opere buone per la vita eterna.

Rallegriamoci – allora – perché, in ogni tempo, lo Spirito continua a suscitare donne e uomini che, nella libertà, cooperano alla redenzione universale.

Foto di fra Piero Sirianni

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