Un violento sisma di magnitudo 7.4 ha scosso la Colombia, seminando panico e provocando ingenti danni materiali e la tragica perdita di vite umane in diverse regioni del Paese.
L’epicentro ha colpito con particolare forza l’area del dipartimento del Chocó e dell’Eje Cafetero, lasciando città come Manizales e Pereira prostrate dalla paura. In un momento di smarrimento e sofferenza, la comunità locale guarda con apprensione alle conseguenze del disastro, mentre i soccorsi lavorano ininterrottamente.
La testimonianza da Manizales: «Siamo tutti bene»
In questo scenario drammatico, giungono notizie di sollievo che riaccendono la speranza: tutti gli undici missionari della Consolata presenti nel santuario di Nostra Signora di Fatima a Manizales sono in salvo.
A confermarlo è la viva voce del parroco, che ha condiviso la testimonianza dei drammatici istanti della scossa:
«Qui, nel santuario della Consolata, unico santuario mariano a Manizales, viviamo in undici missionari e stiamo tutti bene. Ma il santuario e la casa sono rimasti molto danneggiati. La popolazione è molto spaventata».
Il racconto del sacerdote descrive la repentinità dell’evento, avvenuto nelle prime ore della mattina, quando la vita quotidiana stava riprendendo forma: la gente si recava al lavoro, le scuole aprono le porte agli studenti e le strade si popolavano.
Nonostante la distruzione che ha colpito la casa missionaria e la struttura del santuario, i religiosi hanno espresso immediatamente la volontà di rimanere accanto alla gente, offrendo sostegno spirituale e conforto umano.
La loro presenza fisica ed emotiva diviene un punto di riferimento fondamentale per un popolo ferito, che affronta l’emergenza tra la paura di nuove scosse e il dolore per i crolli.
La presenza accanto alla comunità e le opere di misericordia
La risposta dei missionari incarna lo spirito profondo dell’espressione HIC SUM, l’«eccomi» pronunciato di fronte al bisogno e al dolore dell’altro.
Non si tratta soltanto di contare i danni o ricostruire le pietre cadute, ma di curare le ferite dell’anima attraverso l’esercizio quotidiano delle opere di misericordia.
Stare accanto a chi ha perso la tranquillità, condividere la precarietà e farsi vicini ai più vulnerabili sono le priorità che guidano l’azione pastorale e caritativa.
Fonte: Agenzia Sir
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