USA, “Twice Called”: la mostra del Pime sui martiri d’Algeria

27 Giugno 2026

Padre Piero Masolo alla mostra del Pime in USA sui martiri d'Algeria

Cari amici, il mese scorso siamo stati impegnati con la mostra sui Beati Martiri d’Algeria, “Twice Called” (Chiamati 2 Volte) esposta nella parrocchia di San Francesco, la comunità italo-americana che il PIME accompagna da quasi 80 anni, da quando si è aperta la missione negli Stati Uniti.

Avevamo programmato di allestirla nel salone che c’è accanto alla chiesa, ma un’altra attività ha fatto sì che la montassimo all’ingresso, dove le statue dei santi patroni di tanti paesi vegliano sui fedeli che entrano in chiesa.

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È stato un “blessing in disguise”, un contrattempo che si è trasformato in benedizione, perché tutti si sono fermati, anche solo un momento, a darci un’occhiata. Molti l’hanno scoperta, prendendosi il tempo di girare tra i pannelli e i video. Una coppia, alla fine, ha preso 2 sedie, e le ha trasportate davanti ai vari pannelli, per potersi sedere e leggerli con calma, ad uno ad uno.

Dopo una settimana, abbiamo replicato la mostra all’Università di Detroit Mercy, nella facoltà di Architettura, iniziando con un’inaugurazione in piena regola: conferenza con testimonianze e rinfresco.

È stato un momento forte, molto bello, perché Ann Marie, sorella del vescovo Pierre Claverie (l’ultimo dei 19 martiri, ucciso esattamente 30 anni fa, insieme al suo amico Mohamed), ci ha raccontato suo fratello da un punto di vista più intimo, familiare appunto.

Lia, che dirige la Dante Alighieri, l’associazione che promuove la lingua e la cultura italiana in Michigan, ha cercato le connessioni tra una sponda e l’altra del Mediterraneo, tra la sua Napoli ed Algeri, e ce ne sono tante, a partire dai martiri.

Io ho condiviso come alcuni dei martiri, specialmente père Jean Chevillard, frère Henri Vergès, père Christian di Tibhirine ed il vescovo Pierre Claverie, si sono incrociati nel mio quotidiano durante gli anni vissuti in Algeria.

Lo hanno fatto in punta di piedi, attraverso un album di famiglia ad Angers, in Francia, grazie all’amicizia con i Chevillard; alla biblioteca di Ben Chneb, nella Casbah di Algeri, dove ho lavorato sulle orme di frère Henri; nel monastero di Tibhirine, dove sono stato tante volte ed ho imparato la profondità sprirituale di père Christian; infine nella casa del PIME ad El Biar, un quartiere di Algeri, dove ho vissuto, e dove spesso si recava il vescovo Pierre a condividere e chiacchierare con i preti suoi amici che vivevano lì.

Foto di padre Piero Masolo

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