Z come Zoo

31 Dicembre 2024

Z
Nelle lettere, c'è un richiamo al foulard, simbolo dell’appartenenza ad Opera M di spazio + spadoni. Il volontario che lo indossa manifesta il suo impegno a promuovere nel mondo uno stile misericordioso. Rosso come energia per la riEvoluzione delle opere di misericordia - Bianco, come la pagina vuota su cui iniziare a scrivere una nuova storia - Grigio, per la preghiera e la reciprocità fraterna di Opera M

Che lingua “parlano” i missionari? Il loro è un alfabeto di misericordia, con lettere che ridanno vita alle parole e generano opere

Era mezzogiorno nella nostra parrocchia di Baraka in Congo RDC, quando sento dei rumori, delle grida, della gente che corre da tutte le parti.

Esco di corsa dalla porta della casa e vedo che qualcuno, vicino al pollaio, sta inseguendo un animale. Chiedo: “Ni nini?(che cosa c’è?)”.

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L’ortolano mi dice: “Padiri, ni kenge. Anaiba mayai (è il kenge, un lucertolone, ruba le uova)”. E tutti a corrergli dietro, finché uno riesce a colpirlo con la lancia. Finalmente abbiamo scoperto chi portava via le uova ogni giorno.

“E adesso cosa ne farete?” chiedo. La risposta è semplice: “Lo mangiamo. Nyama ni nyama (carne è carne)”.

Ma c’è un animale che è veramente un flagello per i villaggi, dove ci sono le piante di mango o dove vuoi mettere a dimora delle piantine nuove. Sono le capre. Puoi capire dove loro sono passate, guardando alla base delle piante di mango e vedi che sono spoglie fin dove è arrivata la capra.

Invece, quando si piantano delle piantine nuove per bloccare la desertificazione, bisogna circondarle con un recinto in bambù, altrimenti non resterà niente.

Un altro animale, che per fortuna ho visto poche volte, sono i serpenti. Di solito sono velenosi e ci sono naturalmente quelli più
grandi che, se ti abbracciano, rimani con loro.

I nostri fratelli africani hanno un udito sensibilissimo. Riescono a sentire la loro presenza. Se per caso, uno viene morsicato, si cerca di far uscire il sangue, si applica la “pietra nera” (che assorbe il veleno e si impedisce che vada in circolo nel corpo), poi, naturalmente lo si porta all’ospedale per curarlo. Insomma, riesce a salvarsi.

Se invece è nella foresta, vengono applicate delle erbe che fanno il medesimo effetto. Ma non sempre riesce, visto che tra questi
animali, c’è quello che chiamano “tre passi” (cioè dopo tre passi, te ne vai per sempre).

Poi nel lago, ce ne sono di due tipi che hanno dei “caratteri diversi”. I coccodrilli se ne stanno tranquilli a prendere il sole, sonnecchiano, ma non dormono. Basta un minimo movimento che all’improvviso scivolano in acqua e lentamente afferrano la preda. La portano sul fondo e piano piano la mangeranno.

Invece. i “cavalli di fiume”, gli ippopotami sono veramente ingombranti, rumorosi e dispettosi. Uno dei loro giochi preferiti è di
andare sotto le piroghe dei pescatori e di farli cadere in acqua. Quando invece sentono un rumore, come quello del nostro battellino, se ne vanno un po’ scocciati.

Però l’animale più pericoloso, quasi invisibile, ma che provoca brutte esperienze, è la zanzara.

Non le vedi, ma le senti. Sono sempre all’attacco, assetate di sangue. E quando ti hanno toccato, ti lasciano la malaria e tu sudi, sei senza forze, noi sai cosa dire e ti devi fermare.

Insomma anche questo è un esercizio di pazienza, per entrare in profondità nella vita africana.

Fonte

  • padre Oliviero Ferro

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