22 novembre 2020

DIO VUOLE ESSERE AMATO NEL POVERO

Cari Consorelle e Confratelli delle Misericordie, ​sono Carlo Miglietta, medico, biblista, laico, marito, papà e nonno (www.buonabibbiaatutti.it).

Anche oggi condivido con voi un breve pensiero di meditazione sul Vangelo della Festa di Cristo Re, con particolare riferimento al tema della misericordia.


Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 25,31-46

31 Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. 32 Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, 33 e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. 34 Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, 35 perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, 36 nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. 37 Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? 38 Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? 39 Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. 40 E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. 41 Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, 42 perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, 43 ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. 44 Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. 45 Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. 46 E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna”.

Dio, nella Scrittura, ha un “pallino di Dio” tutto particolare. Al Dio biblico non interessa tanto essere onorato per se stesso, non ama culti e liturgie; Dio ha una grande passione: essere amato nei fratelli. Il prossimo deve essere amato perché qualunque cosa fatta o non fatta a lui è fatta o non fatta a Dio. Questa misteriosa identificazione è proposta con forza come metro nei rapporti sociali: “Chi opprime il povero offende il suo Creatore, chi ha pietà del misero lo onora” (Pr 14,31); “chi deride il povero offende il suo Creatore” (Pr 17,5). 

            Nel Vangelo di oggi viene ribadito che il Signore si identifica con l’affamato, l’assetato, il forestiero, l’ignudo, il malato, il carcerato (Mt 25,31-46); “Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. Questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche il suo fratello” (1 Gv 4,20-21).

            Mirabile è la pagina che Agostino (354-430), il santo vescovo di Ippona, scrive, commentando il diniego del giovane ricco a dare i suoi beni ai poveri (Lc 18,18-23): “Forse se il Signore avesse chiesto espressamente al giovane ricco di affidare a lui, Maestro buono, direttamente, i propri averi, avrebbe anche accettato…; ma ha sentito l’invito a dare ai poveri… e così è rimasto perplesso, confuso. Nessuno esiti a dare ai poveri; nessuno pensi che a ricevere sia colui di cui vede la mano. In realtà riceve colui che ha dato ordine di donare”.

            Dice Clemente Alessandrino (150-215): “Se qualcuno ti appare povero o cencioso o brutto o malato…, non ritrarti indietro…; dentro a questo corpo abitano in segreto il Padre e il Figlio suo che per noi è morto e con noi è risorto”. Quando il grande filosofo francese Blaise Pascal (1623-1662) fu in punto di morte -ci racconta la sorella Gilberte nella “Vita di Pascal”-, non potendo comunicarsi, chiese che gli fosse portato innanzi un povero, per venerare in lui Cristo stesso. I poveri sono sacramento di Dio, sono Dio presente nel mondo.

            Scrive Giacomo nella sua lettera: “Il giudizio sarà senza  misericordia contro chi non avrà usato misericordia; la misericordia  invece ha sempre la meglio nel giudizio. Che giova, fratelli miei, se uno dice di avere la fede ma non ha le opere? Forse che quella fede può salvarlo? Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: «Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi», ma non  date loro il necessario per il corpo, che giova? Così anche la fede: se  non ha le opere, è morta in se stessa  (Gc 2,8-26).

            L’“esame di ammissione” per entrare in Paradiso verterà su di un’unica domanda: avremo dato da mangiare agli affamati, da bere agli assetati, casa agli immigrati, vestiti agli ignudi, cure agli ammalati, solidarietà ai carcerati (Mt 25,31-46)?

            Scrive Giovanni Crisostomo: “Il padrone e artefice dell’universo dice: «Ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare» (Mt 25,42)… Il tuo Signore è là fuori, morente di fame, e tu ti abbandoni ai peccati di gola! E non soltanto questo è terribile, ma il fatto che, abbandonandoti all’ingordigia, tu lo disprezzi tranquillamente, mentre veramente è poco ciò che ti chiede: un pezzo di pane per placare la fame. Lui va in giro intirizzito di freddo, tu ti vesti di seta e non lo guardi neppure, né gli dimostri compassione, ma anzi tiri diritto spietatamente. Quale perdono può meritare una simile condotta?”.

            Scrive Papa Francesco:”Nel capitolo 25 del vangelo di Matteo (vv. 31-46), Gesù torna a soffermarsi su una beatitudine, quella che dichiara beati i misericordiosi. Se cerchiamo quella santità che è gradita agli occhi di Dio, in questo testo troviamo proprio una regola di comportamento in base alla quale saremo giudicati: «Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi» (25,35-36)” (Gaudete et exsultate, n. 95). Nella loro gloriosa storia, le Misericordie sono nate e continuano a esistere per incarnare questa beatitudine che è la “regola d’oro” della vita cristiana.

            Buona Misericordia a tutti!

Carlo Miglietta

Chi volesse leggere un’esegesi più completa del testo, o qualche approfondimento, me li chieda a migliettacarlo@gmail.com.

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