04 aprile 2021

LA RESURREZIONE DI GESÙ

Cari Consorelle e Confratelli delle Misericordie, ​sono Carlo Miglietta, medico, biblista, laico, marito, papà e nonno (www.buonabibbiaatutti.it).

Anche oggi condivido con voi un breve pensiero di meditazione sul Vangelo, con particolare riferimento al tema della misericordia.


Dal Vangelo secondo Matteo
Marco 1, 9-11

9 Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. 10 E subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. 11 E venne una voce dal cielo: “Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento”

La resurrezione di Gesù è la grande e definitiva sconfitta del male, della sofferenza, della morte. È l’evento centrale della nostra fede, il fulcro della storia. Inoltre è il “segno” unico dato da Gesù (Mt 12,39-40; 16,4; Gv 2,19-21) che quell’uomo morto trucidato su di una croce non era uno dei tanti derelitti della vicenda umana, ma Dio stesso che si caricava del limite del mondo per annientarlo e donarci la sua stessa vita divina.

Ecco perché il nucleo della fede cristiana, il kèrigma, è che Cristo è risorto. Ecco perché la Pasqua è la festa cristiana fondamentale!

La testimonianza

 Paolo lo sottolinea con forza estrema: “Vi ho trasmesso, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto: che cioè Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture, e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici. In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una volta sola: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. Ultimo fra tutti apparve anche a me… Se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede” (1 Cor 15,3-22). La testimonianza di Gesù Risorto è lo scopo della predicazione di tutta la Chiesa primitiva: l’apostolo deve essere il “testimone della sua resurrezione” (At 1,22), che è “prova sicura” (At 17,31) della Signoria di Cristo.

            Per coloro che già credono in Dio per un cammino filosofico, la risurrezione di Gesù rappresenta la conferma che egli è veramente Figlio di Dio (e sarà il procedimento della scuola di Alessandria d’Egitto, dalla fine del II secolo); per altri, l’esperienza di un uomo che, risorgendo, vince la morte, e si dimostra quindi più forte della natura, quindi soprannaturale, e quindi Dio, è il modo di arrivare a credere all’esistenza di Dio, oltre che alla divinità di Gesù Cristo (come proporrà la “via storica” della scuola di Antiochia di Siria, dal III secolo).

            Tutti gli uomini di tutti i tempi sono chiamati a confrontarsi con la testimonianza apostolica: di quegli Apostoli che, pavidi e sconfitti dopo la morte di Gesù, dopo l’incontro con il Risorto escono ad annunciare al mondo la loro sconvolgente esperienza fino a pagare con la vita la loro affermazione. I cristiani sono coloro che li ritengono credibili e veritieri: accettano la loro deposizione, testimonianza di molti ed in circostanze diverse, ritenendola di persone serene ed equilibrate, uomini semplici e concreti, ben lontani dal potersi inventare speculazioni del genere, che non si vergognano di dire che essi stessi per primi hanno dubitato, che non si preoccupano di comporre le numerose discordanze che su particolari secondari degli eventi pasquali si riscontrano nei Vangeli (come avrebbe invece fatto chi avesse voluto inventare una storia simile), che non ci hanno guadagnato nulla dalla loro attestazione, anzi che hanno suggellato nel sangue la loro parola. I cristiani sono coloro che accolgono il loro annuncio, ma che soprattutto poi cambiano la loro vita, inserendola in quella del Risorto.

La sconfitta del male e della morte

           Nel trionfo della Resurrezione del Signore, è stata annientato per sempre il male, il dolore, la morte: per la sua Resurrezione siamo introdotti in un “nuovo cielo e una nuova terra”, in cui “(Dio) dimorerà tra di loro ed essi saranno suo popolo ed egli sarà il “Dio-con-loro”. E tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate” (Ap 21,1-6). Perciò Paolo canta, citando i profeti: “La morte è stata ingoiata per la vittoria. Dov’è, o morte, la tua vittoria? Dov’è, o morte, il tuo pungiglione?” (1 Cor 15,54-55).

Dalla Resurrezione di Gesù consegue la nostra resurrezione: “Circa quelli che sono morti…, non continuate ad affliggervi come gli altri che non hanno speranza. Noi crediamo infatti che Gesù è morto e risuscitato; così anche quelli che sono morti, Dio li radunerà per mezzo di Gesù insieme con lui” (1 Ts 4,13-14).

La gioia della Pasqua

            E allora il credente diventa l’uomo della speranza, dell’ottimismo, della gioia sempre. Scriveva fratel Carlo Carretto:

            “Quando vedrai la tempesta schiantare la foresta, e i terre­moti scuotere la terra, e il fuoco bruciare la tua casa, di’ a te stes­so: «Credo che la foresta si rifarà, la terra tornerà nella sua immo­bilità e io ricostruirò la mia casa».

            Quando il peccato ti stringerà alla gola e ti sentirai soffocato e finito, di’ a te stesso: «Cristo è risorto dai morti e io risorgerò dal mio peccato».

            Quando la vecchiaia o la malattia tenterà di amareggiare la tua esistenza, di’ a te stesso: «Cristo è risorto dai morti e ha fatto cieli nuovi e terra nuova».

            Quando vedrai tuo figlio fuggire da casa in cerca di avven­tura e ti sentirai sconfitto nel tuo sogno di padre o di madre, di’ a te stesso: «Mio figlio non sfuggirà a Dio e tornerà perché Dio lo ama».

            Quando vedrai spegnersi la carità attorno a te e vedrai gli uomini come impazziti nel loro peccato e ubriacati dai loro tradi­menti, di’ a te stesso: «Toccheranno il fondo, ma torneranno indietro perché lontano da Dio non si può vivere».

            Quando il mondo ti apparirà come sconfitta di Dio e senti­rai la nausea del disordine, della violenza, del terrore, della guer­ra dominare sulle piazze e la terra ti sembrerà il caos, di’ a te stesso: «Gesù è morto e risorto proprio per salvare e la sua sal­vezza è già presente tra di noi».

            Quando tuo padre o tua madre, tuo figlio o tua figlia, la tua sposa, il tuo amico più caro, ti saranno dinanzi sul letto di morte e tu li fisserai nell’angoscia mortale del distacco, di’ a te stesso e a loro: «Ci rivedremo nel Regno, coraggio». Questo significa credere nella Resurrezione”.

            Auguri di una Santa Pasqua di Resurrezione!

Buona Misericordia a tutti!

Carlo Miglietta

Chi volesse leggere un’esegesi più completa del testo, o qualche approfondimento, me li chieda a migliettacarlo@gmail.com.

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