(di don Luigi Pellegrino)
È ormai da qualche anno che provo a dare corpo ad una espressione che nel definire la missione della Chiesa, mi risuona dentro ed ogni giorno si arricchisce di particolari: «non è la chiesa che definisce la sua missione ma è la missione che definisce (fa) la chiesa».
Nella mia esperienza di sacerdote fidei donum in Guatemala questa espressione si è arricchita sempre più di storia(e) quotidiana(e), e la mia idea di missione è divenuta quasi sinonimo di vita donata. In fondo è la chiesa stessa che trova nell’uscire fiori di sé e rintracciare i luoghi di vita che ancora oggi hanno urgenza di vita e di vangelo.
Sempre più sperimento come i luoghi oltre ad essere geografici sono esistenziali, così come le periferie del mondo e dell’umano… un “umano” che oggi sembra perdere sempre più il suo elemento caratteristico “l’altro” come luogo preferenziale per riconoscersi.
Allora, la missione per la chiesa si arricchisce di significati e di urgenze, dove spesso la parte dei “Lontani” così detti non sono solamente coloro che geograficamente vengono raggiunti da tanti operatori pastorali missionari (laici religiosi e sacerdoti), ma sono quelle zone profonde della nostra umanità che reclamano essere ascoltate accolte e curate.
Sempre più oggi la “missione” definisce la chiesa a 360 gradi, e secondo le nuove coordinate esistenziali a cui la chiesa è chiamata ad annunciare il vangelo della vita, il Regno stesso di Dio.
Ormai anche le nostre comunità cristiane si arricchiscono sempre più di nuove presenze pastorali, che da altri paesi e per motivi di lavoro giungono fino a noi e ci ricordano la forza e la freschezza dell’annuncio del vangelo, arricchendo le nostre comunità, che spesso, dopo circa 2000 anni di cristianesimo in Europa, abbiamo smarrito, e forse non ci crediamo più.
Una missione quella della chiesa che sempre più sperimenta la circolarità delle persone che inviate, in missione, ritornano e riconoscono i nuovi luoghi di missione più vicino di quanto credessero.
Ciò non toglie che il fascino della missione tradizionale ad Gentes, conserva ancora oggi il valore dell’incontro con le altre culture e popoli, arricchendo di vita la Chiesa stessa nell’essere coerente con le sue origini di cattolicità.
Ed allora torniamo a far risuonare ancora una volta quelle parole di Gesù “andate il tutto il mondo fate miei discepoli…” che non possiamo ridurre ad un semplice invito quantitativo numerico, ma discepoli qualitativamente riconoscibili secondo il proprio maestro.
Al vangelo della vita affidiamo ancora una volta quella missione a cui siamo stati chiamati: quella di Dio, far conoscere il suo Amore.
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