(di padre Luigi Buccarello, O.SS.T.)***
La missione non è semplicemente un’attività della Chiesa, ma appartiene alla sua stessa natura e identità. Per comprenderne il significato più profondo, dobbiamo risalire al mistero della Santissima Trinità, sorgente e fondamento di ogni autentica missione.
La missione nasce dal cuore di Dio. Il Padre invia il Figlio nel mondo per la salvezza dell’umanità e il Padre e il Figlio donano lo Spirito Santo affinché l’opera della redenzione raggiunga tutti.
La missione, dunque, prima di essere un compito affidato alla Chiesa, è un’iniziativa di Dio, espressione del suo amore che si comunica e si dona. La Chiesa non possiede una missione propria, ma partecipa alla missione del Figlio e dello Spirito Santo.
Da questo fondamento trinitario deriva un principio ecclesiologico fondamentale, espresso dal Concilio Vaticano II: «La Chiesa peregrinante è per sua natura missionaria» (Ad gentes, 2).
La missione non costituisce pertanto un’attività accessoria, riservata ad alcuni membri o a particolari territori, ma è una dimensione costitutiva dell’intera comunità ecclesiale. La Chiesa esiste per evangelizzare, per rendere presente nella storia l’amore salvifico di Dio e annunciare a tutti gli uomini la buona notizia di Gesù Cristo.
Questa consapevolezza comporta un cambiamento di prospettiva: non è la Chiesa che ha una missione, ma è la missione di Dio che genera e continuamente rinnova la Chiesa. Ogni battezzato, in forza della propria vocazione, partecipa a questa responsabilità.

In tale prospettiva, la missione non può essere identificata esclusivamente con l’annuncio del Vangelo nei territori di prima evangelizzazione. Essa abbraccia l’intera vita della Chiesa e deve ispirare ogni sua attività apostolica: la predicazione, la catechesi, la liturgia, l’educazione, la carità, il dialogo e la promozione della dignità umana.
La missione, prima di essere un’attività, è uno stile, un modo di essere, un modo di vivere e testimoniare la fede in Cristo. Tale stile contrasta con ogni forma di chiusura e ci mette al riparo dalla tentazione di occupare spazi di potere o di misurare con i numeri la propria forza e grandezza.
Senza questa apertura missionaria, anche le opere ecclesiali più importanti rischiano di trasformarsi in semplici attività organizzative o assistenziali, perdendo la loro autentica identità evangelica.
Il rischio più grande che oggi corriamo come Chiesa è la perdita della coscienza e dell’audacia missionaria che ci permette di superare ogni confine e di abbattere ogni muro. La missione è l’ossigeno della nostra fede, che cresce nella misura in cui viene condivisa.
In definitiva, la missione non è qualcosa che la Chiesa fa, ma ciò che la Chiesa è: sacramento dell’amore di Dio, chiamata a rendere visibile nel mondo la comunione trinitaria e la salvezza offerta a ogni uomo.
Foto di padre Luigi Buccarello
*** Ministro Generale dell’Ordine della Santissima Trinità e degli Schiavi
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