(di Anna Maria Federico – Umbria)
La proposta era impegnativa: un pellegrinaggio diocesano lungo l’ultima parte del cammino francese partendo da Sarria, per ben 118 km verso Santiago de Compostela. Accanto a un grande gruppo di giovani e di educatori della diocesi di Perugia – ben 420 in totale – si proponeva agli adulti lo stesso iter ma in modo più soft. Abbiamo deciso di provare e ci siamo imbarcati dal 24 luglio fino al 1° agosto in una esperienza davvero unica…
Noi adulti siamo partiti con l’aereo, a differenza dei ragazzi che hanno affrontato il viaggio nei pullman. Nelle sei tappe di avvicinamento, con una media di 20 km ciascuna, abbiamo avuto il supporto di alcuni pullman che poi ci trasportavano i bagagli nelle diverse cittadine dove abbiamo pernottato: Sarria, Portomarín, Palas de Rei, Melide, Arzúa, O Pino.
Iniziare la partenza ogni mattina molto presto intorno alle 6:00-6:30 (perché la mattina la temperatura è molto più fresca, tra i 15 e 18 gradi) ci sembrava faticoso, ma questo «andare verso» ci ha aiutato a riscoprire il vero senso del cammino. Tra le nostre famiglie, circa una ventina, c’erano persone più giovani ma anche adulte: la prima sensazione per alcuni è stata quella di non riuscire a fare tutto il percorso proposto, soprattutto nei primi due giorni, con tappe di 22 e 25 km al giorno.
Il ritmo interiore e la forza della preghiera
Ma poi ciascuno si è guardato dentro ed ha preso il suo ritmo. Non posso dire cosa hanno provato gli amici con cui ho condiviso l’esperienza, ma io e mio marito Francesco abbiamo sentito di voler andare avanti guardando non alle difficoltà ma alle opportunità; e questa è stata la chiave di svolta che ha aiutato soprattutto me, che non amo particolarmente camminare ma sono più stanziale.
Ora che ci penso, posso dire che ho iniziato subito a guardarmi dentro e a mettere in fila le cose che avevo nel cuore: in primis un grazie a Dio che mi ha sostenuto in questi ultimi anni in cui ho sperimentato alcune difficoltà di salute. Poi, l’intento di fare un pellegrinaggio per chiedere il sostegno del Signore per le necessità di tanti nostri cari familiari ed amici che hanno chiesto preghiere. E infine, il desiderio di aprire il cuore al mondo.
Incontri sul sentiero e una Chiesa universale
Il cammino di Santiago ha questa splendida particolarità: ti fa incontrare persone di tutto il mondo e un sorriso, una parola, un «buen camino» detto con il cuore ti sostengono e ti incoraggiano nelle diverse tappe… Non sapevo bene cosa mi aspettava, ma posso dire che nel cammino comprendi meglio che la Chiesa è universale e ricca di speranza.
Le persone incontrate forse non erano tutte credenti, ma si fermavano se sentivano recitare il rosario. Anche nei luoghi di ristoro, c’erano atteggiamenti rispettosi e solidali. Io ho avuto l’opportunità di parlare con un ragazzo argentino che mi ha offerto il mate che portava con sé, due ragazze colombiane e venezuelane con le loro bandiere e una famiglia portoghese che ritrovavamo poi quasi per magia nella tappa successiva.
Davvero sembra impossibile, ma aprendoci all’altro e alla preghiera personale e comunitaria (celebravamo la Santa Messa tutti i giorni) ho avuto la consapevolezza che la forza è venuta da Lui… Avere dentro questa risorsa grande fa certo dimenticare i dolori, le vesciche sui piedi che alcuni hanno avuto, le difficoltà intestinali in alcuni casi e anche la febbre e problemi di vario genere.

L’arrivo a Santiago e la testimonianza di farsi prossimo
Scopri che sei in grado di fare cose che non avresti mai pensato di poter raggiungere, ti cresce nel cuore il senso della gratitudine a Dio, ai fratelli, al pellegrinaggio e a Santiago che ti ha chiamato in questa esperienza.
È qualcosa che si completa poi nell’arrivo alla piazza grande dell’Obradoiro; davanti alla basilica di Santiago, vedi persone che si gettano per terra, si abbracciano, si mettono a cantare e nasce la commozione, la consapevolezza che da questa chiamata può e deve nascere un invio…
A Santiago, ci sono storie e vite che si intrecciano e si sperimenta che nel cammino siamo tutti chiamati a farci prossimo con l’altro/a che ci cammina al fianco. Non si può non pregare, non si possono non ricordare le sofferenze di tanti fratelli che vengono da Paesi dove ci sono guerre civili, violenze, terremoti, carestie.
Noi siamo chiamati a metterci accanto a chi incontriamo anche solo per un breve tratto di strada con la preghiera, la parola, il sostegno che ci viene dalla presenza dello Spirito Santo che opera quando si incontrano cuori umili e puri…
Avere consapevolezza di questo è certo un dono grandissimo e ci rende più forti e ci fa vedere e vivere la bellezza del camminare insieme…
Una rete di camminatori, come tanti nostri missionari che in questi anni hanno attraversato le regioni del mondo sempre in ascolto, con il sorriso, capaci di mettersi al fianco dei fratelli che incontravano sul cammino, a costo di subire offese e ingiustizie e mettendo al primo posto l’amore.
Grazie a quanti camminano sulle strade del mondo, ora e sempre avanti…
Foto di Anna Maria Federico
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