Nonostante le forti piogge monsoniche e il pericolo concreto di allagamenti, migliaia di persone si mettono in cammino verso il distretto di Sheikhupura. Si aprono così, il 4 settembre, le celebrazioni del settantasettesimo pellegrinaggio nazionale al Santuario di Mariamabad, noto a tutti come la «Città di Maria».
Oltre mezzo milione di fedeli, provenienti da tutte le diocesi del Pakistan, raggiungono questo luogo sacro a piedi, in bicicletta, in moto o su autobus di linea, dimostrando come la devozione mariana rappresenti una forza vivificante capace di superare ogni intemperia materiale e spirituale.
Una storia di riscatto e dignità umana
La profonda devozione a Mariamabad affonda le proprie radici in un concreto percorso di liberazione sociale e giustizia.
Alla fine del diciannovesimo secolo, i missionari cappuccini belgi – guidati dalla visione di padre Felix van de Putte e del vescovo Emmanuel Van Den Bosch – scelsero di rispondere all’ingiustizia subita dai convertiti cristiani di etnia punjabi.
Queste famiglie, oppresse da un’aspra condizione di semi-schiavitù e discriminazione da parte dei proprietari terrieri locali, trovarono nel villaggio agricolo fondato nel 1893 una terra fertile, un’abitazione sicura e la possibilità di vivere del proprio lavoro con dignità.
La consacrazione della chiesa nel 1898 e la successiva elevazione a Santuario Nazionale nel 1949 hanno reso Mariamabad un rifugio duraturo per gli ultimi.
Dialogo, preghiera e fraternità tra i popoli
Nel cuore del Punjab, il santuario costituisce oggi anche un eccezionale spazio di incontro interreligioso.
Davanti alla grotta ispirata a quella di Lourdes non si raccolgono soltanto cristiani: numerosissimi credenti musulmani e indù giungono ogni anno per pregare e affidare le proprie speranze alla Madre celeste.
Come testimoniano i sacerdoti presenti, «Maria attira i cuori di tutti».
In una terra complessa, la figura mariana diventa ponte di pacificazione che unisce le diversità.
L’edizione di quest’anno, arricchita dalla memoria degli 800 anni dalla morte di san Francesco d’Assisi, trasforma il Rosario in un’incessante preghiera per la pace.
Accampati nella grande spianata, tra fango e canti corali, i pellegrini offrono una testimonianza tangibile di fraternità: il cammino non è soltanto un rito, ma un annuncio di speranza viva che rinnova la fiducia nel futuro.
Fonte: Agenzia Fides
Pakistan


