La violenza torna a colpire le strade del Sud Sudan, ferendo chi ogni giorno sceglie di percorrere le vie della dedizione e della pace.
Domenica 30 agosto, due suore carmelitane, suor Helen e suor Ansa, sono cadute vittime di un vile agguato armato lungo il tragitto che collega Torit alla capitale Juba, dopo aver preso parte alla celebrazione eucaristica del mattino.
Durante l’assalto, suor Helen è stata violentemente colpita alla testa con la canna di un fucile, mentre gli assalitori derubavano i presenti di ogni bene e rapivano due bambini prima di fuggire nella boscaglia.
Il coraggio disarmato sulle strade della missione
Questo drammatico episodio risveglia ferite mai rimarginate nella memoria della comunità locale. Sulla medesima direttrice stradale, nel 2021, furono brutalmente uccise a sangue freddo suor Mary Daniel Abut e suor Regina Roba, appartenenti alla Congregazione delle Suore del Sacro Cuore di Gesù.
Queste vie polverose rappresentano da anni un autentico calvario per la popolazione civile e per i consacrati.
Eppure, proprio su queste rotte insidiose, le religiose continuano a rimanere. La loro non è un’incoscienza temeraria, ma una fedeltà radicata verso popolazioni provate da conflitti endemici, carestie e abbandono.
Chi sceglie di consacrarsi all’assistenza dei più deboli cammina spesso senza alcuna scorta terrena, forte soltanto di una fede autentica che accetta di condividere fino in fondo la vulnerabilità della gente comune.
Donare la propria esistenza significa abitare le periferie dell’umanità, dove la speranza è quotidianamente minacciata dalle armi.
La vicinanza profonda a chi si spende per gli ultimi
Di fronte a tale testimonianza, sentiamo il dovere primario di stringerci con affetto fraterno attorno a suor Helen, a suor Ansa e a tutte le religiose che operano in contesti di estrema instabilità. Questo abbraccio ideale si estende in modo speciale a tutte le sorelle e alle comunità legate al cammino di spazio + spadoni, che in molteplici angoli del pianeta incarnano le opere di misericordia in gesti concreti di riscatto umano, accoglienza e dignità.
Mentre esprimiamo sollievo per le cure ricevute da suor Helen grazie al tempestivo intervento di Mons. Emmanuel Bernardino Lowi Napeta, Vescovo di Torit, non possiamo dimenticare il destino angoscioso dei due bambini rapiti. Preghiamo per la loro immediata liberazione e chiediamo con forza alle istituzioni garanzie di sicurezza reale per i villaggi e le vie di transito.
Essere vicini a queste straordinarie testimoni significa riconoscere che la carità non è un concetto astratto, bensì una presenza instancabile capace di «farsi compagna di strada». A tutte loro va la nostra ammirazione, la nostra solidarietà e la promessa di continuare a raccontare la bellezza disarmante del loro dono quotidiano.
Immagine creata digitalmente da spazio + spadoni
Fonte: Agenzia Fides

Italia


