Nel Kivu, nella Repubblica Democratica del Congo, un vescovo ha tradotto il Vangelo in azioni concrete: un’università, ospedali, una strada.
In occasione del 26° anniversario della sua morte (4 ottobre 2000 – 4 ottobre 2026), ricordiamo un pastore che ha fatto della resilienza un’opera di misericordia.
Ordinato sacerdote nel 1958, primo vescovo nero di Butembo-Beni nel 1966 e poi arcivescovo di Bukavu nel 1997, mons. Emmanuel Kataliko non ha mai separato l’altare dalla terra. Per lui, dar da mangiare agli affamati, istruire gli ignoranti e curare i malati non erano slogan, ma progetti da realizzare.
1. Istruire: l’UCG come opera di misericordia spirituale
In una regione isolata e difficile da raggiungere, fondò l’Università Cattolica del Graben (UCG) a Butembo. Non si tratta soltanto di un’università, ma di una risposta all’esodo dei giovani. È un modo concreto di mettere in pratica le opere di misericordia spirituale: consigliare i dubbiosi e insegnare agli ignoranti, affinché i giovani possano conservare la propria dignità e costruire il loro futuro nella propria terra.
2. Curare e rompere l’isolamento: il corpo e la strada
Costruì scuole e ospedali, ma soprattutto realizzò la strada Butembo-Kyavinyonge. In una zona segnata dalla guerra, una strada diventa un’opera di misericordia corporale: permette ai contadini di vendere i propri prodotti, ai malati di raggiungere l’ospedale e alla vita di continuare a scorrere, quando tutto sembra volerla soffocare.
3. Una parola che resiste
Di fronte all’occupazione dell’Est del Congo alla fine degli anni Novanta, lanciò un appello diventato profetico, che gli abitanti di Beni-Lubero ripetono ancora oggi:
«Non accettate mai che vi divorino. Anche se riuscissero a inghiottirvi, non accettate mai che vi digeriscano. Siate indigesti. Resistete».
Non è un invito alla violenza, ma alla resistenza spirituale: rimanere in piedi e custodire la propria dignità.
In questo 4 ottobre 2026, a Butembo come a Bukavu, le comunità fanno memoria di lui. Onorare Kataliko non significa soltanto ricordarlo, ma continuare le sue opere di misericordia: costruire dove si distrugge, istruire dove si vuole rendere le persone incapaci di pensare e rimanere indigesti di fronte all’ingiustizia.
Possa il suo esempio ispirare i missionari di oggi, quelli che spazio + spadoni sostiene, a fare della misericordia un’infrastruttura di speranza.
Immagine creata digitalmente da spazio + spadoni

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