«Il mio pensiero è sempre là. Comunico e resto in contatto, ma non trovo espressioni da comunicare. La situazione è triste, triste, triste, pesantissima. L’Africa è dimenticata, lasciata a sé, colonizzata peggio che in passato. Ma la gente custodisce serenità, forza. Non osa neppure accusare questo caos d’Occidente».
Le parole di padre Giovanni Piumatti, fidei donum rientrato nella diocesi di Pinerolo dopo 50 anni in missione, raccontano meglio di qualsiasi statistica ciò che si vive oggi nella Repubblica Democratica del Congo.
Una terra ricchissima di risorse naturali e, allo stesso tempo, impoverita da decenni di conflitti, interessi economici e violenze che sembrano non avere fine.
Nell’est del Paese continuano gli scontri tra gruppi armati, mentre milioni di persone vivono da sfollati e dipendono dagli aiuti umanitari. Una crisi che continua a essere tra le più gravi e meno raccontate al mondo.
Una colonizzazione che cambia volto
Non è più il tempo delle bandiere straniere piantate sul suolo africano. Oggi la colonizzazione assume forme nuove: il controllo delle materie prime strategiche, l’instabilità alimentata da interessi geopolitici, lo sfruttamento delle popolazioni locali.
Il Congo continua a pagare il prezzo della sua immensa ricchezza mineraria, indispensabile anche alle tecnologie che utilizziamo ogni giorno.
Eppure, osserva padre Piumatti, la popolazione non vive nell’odio. Colpisce la capacità di custodire dignità, fede e speranza anche quando tutto sembra negarle. È una forza silenziosa che raramente trova spazio nelle cronache occidentali, più attente alle conseguenze che alle cause profonde delle guerre africane.
La voce del Papa richiama il Vangelo dell’accoglienza
«Ho l’impressione che qui stia capitando il contrario dei tempi di Gesù: l’opera misericordiosa dell’accoglienza resta nascosta anche ai piccoli, mentre il saggio la proclama a gran voce».
Il riferimento è ai continui richiami di Papa Leone XIV, che ha più volte chiesto alla comunità internazionale di non dimenticare il popolo congolese, denunciando la violenza, il dramma degli sfollati e la necessità di costruire la pace attraverso il dialogo e la solidarietà.
Allo stesso tempo, il Pontefice continua a denunciare la corsa agli armamenti e a ricordare che nessuna sicurezza può nascere dall’accumulo di armi mentre intere popolazioni sono costrette alla fuga.
Le parole di padre Piumatti sono un invito a non voltare lo sguardo. Perché la misericordia non è un sentimento privato, ma una responsabilità collettiva. Finché il dolore del Congo resterà ai margini dell’attenzione mondiale, anche la coscienza dell’Occidente continuerà a perdere una parte della propria umanità.
Foto di padre Giovanni Piumatti



