Una piaga che consuma il futuro delle nuove generazioni
In Rwanda la parola «ibyuma» significa letteralmente «acciaio», ma nel gergo giovanile è diventata il tragico sinonimo di bevande alcoliche artigianali illecite e di sostanze stupefacenti. Una miscela distruttiva che non tempra la vita, ma ne spezza i sogni.
È da questa dolorosa realtà che nasce l’accorato appello lanciato da Monsignor Papias Musengamana, Vescovo di Byumba e responsabile della pastorale giovanile della Conferenza Episcopale del Rwanda, durante la celebrazione conclusiva del Forum Nazionale dei Giovani.
«Giovani, nel nome di Gesù, lasciatevi alle spalle l’ibyuma. Combattiamola. Combattiamola insieme».
Le parole del presule risuonano con forza di fronte a un’emergenza sociale che minaccia l’avvenire del Paese.
L’inganno dei falsi diritti e il ruolo della famiglia
Nel corso della sua omelia, Monsignor Musengamana ha messo in guardia le nuove generazioni dai messaggi ingannevoli diffusi dai cartelloni pubblicitari e dai canali digitali, dove il concetto di libertà viene distorto fino a giustificare comportamenti lesivi:
«Ci sono cartelloni pubblicitari con scritto: “È un mio diritto”. Ogni ragazzo aggiunge quello che vuole, dicendo: “È un mio diritto. Usare droghe è un mio diritto, commettere immoralità sessuale è un mio diritto, comportarmi come voglio è un mio diritto”».
Tuttavia, l’abuso di sostanze non può essere ridotto a una colpa individuale. Esso affonda le proprie radici nella fragilità familiare e nella carenza di riferimenti educativi.
Il Vescovo ha evidenziato come la sfida interpelli tanto chi consuma quanto chi produce e distribuisce queste sostanze, richiamando i genitori a non abdicare alla propria responsabilità educativa.
I numeri dell’emergenza e la tutela dei più fragili
I dati forniti dal National Rehabilitation Service mostrano la vastità del fenomeno: migliaia di persone sono attualmente accolte nelle strutture di riabilitazione per dipendenze da stupefacenti e alcol, con gravi ripercussioni sul tessuto scolastico, lavorativo e relazionale.
Centinaia di studenti hanno interrotto il percorso di studi e molti nuclei familiari si sono disgregati.
Un aspetto particolarmente drammatico riguarda i figli delle giovani ospiti dei centri: «Il valore di un neonato supera di gran lunga gli errori commessi da sua madre; è meglio evitare che passi 15 anni in un centro di riabilitazione».
Ricostruire insieme una prospettiva di riscatto
Sebbene il Rwanda rivesta un ruolo secondario nel narcotraffico globale, la sua posizione geografica lo espone al transito regionale di cannabis ed eroina. Vincere questa sfida richiede una profonda alleanza tra Chiesa, istituzioni e famiglie, capace di generare percorsi di inclusione e offrire ai giovani autentiche opportunità di speranza.
Immagine creata digitalmente da spazio + spadoni
Fonte: Agenzia Fides
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