Una nuova e drammatica ondata di violenza ha colpito al cuore la popolazione civile di Haiti, trasformando una notte in un tragico incubo di devastazione e paura. Nella località collinare di Kenscoff, situata sulle alture che sovrastano la capitale Port-au-Prince, un brutale assalto sferrato da bande armate ha causato la morte di almeno 47 persone e il ferimento grave di oltre 22 residenti.
L’incursione criminale ha lasciato dietro di sé quartieri devastati, decine di case date alle fiamme e centinaia di famiglie costrette a fuggire nel cuore della notte per mettersi in salvo.
Un presidio di fede e accoglienza ridotto in cenere
Tra gli edifici interamente distrutti dalle fiamme c’è anche la chiesa dell’Arca della Nuova Alleanza, un punto di riferimento spirituale e sociale fondato nel 1974 e guidato dal vescovo Renelus Maxime.
Questo luogo di culto, cardine per oltre cinquecento fedeli e punto d’unione per una rete di quattordici comunità delle aree rurali haitiane, rappresentava da decenni un faro di speranza tangibile.
Grazie alla costante cooperazione con diverse realtà umanitarie, la struttura promuoveva attivamente programmi di distribuzione alimentare, cliniche sanitarie mobili, percorsi di formazione e interventi di risanamento per i soggetti più vulnerabili.
Nelle ultime settimane, il centro ecclesiastico aveva aperto le proprie porte offrendo riparo sicuro a decine di famiglie sfollate dai quartieri periferici della capitale. La furia distruttiva delle fazioni armate, legata in particolare alla coalizione criminale Viv Ansanm, non ha risparmiato nemmeno questo luogo di pace, incendiandolo insieme a numerose abitazioni adiacenti agli uffici comunali e alla stazione di polizia.
Numerose testimonianze locali riferiscono inoltre di ostaggi catturati dai criminali prima della ritirata, lasciando l’intera comunità in una condizione di profondo sconcerto e terrore.
La drammatica emergenza e il valore della solidarietà
Il tragico massacro di Kenscoff riflette la gravità di una crisi sistemica senza precedenti che conta ormai oltre un milione e mezzo di sfollati interni in tutta la nazione caribica. L’escalation criminale rende sempre più difficoltoso l’accesso ai beni di prima necessità, paralizza ospedali e scuole e compromette gravemente la tenuta delle consultazioni elettorali e del referendum costituzionale fissati per il mese di dicembre.
In un contesto così doloroso, la sola risposta possibile risiede nel risveglio delle coscienze e nella pratica instancabile della solidarietà attiva. Farsi carico delle sofferenze altrui attraverso le opere di misericordia corporali e spirituali — come alloggiare i pellegrini e chi ha perso la casa, curare i feriti e consolare gli afflitti — costituisce un imperativo etico irrinunciabile per tutti noi.
Come spesso ricordano le voci di chi resiste sul campo: «Non possiamo permettere che la barbarie cancelli la dignità umana».
Solo un rinnovato impegno comunitario e internazionale potrà restituire speranza, giustizia e una pace duratura al popolo haitiano.
Immagine creata digitalmente da spazio + spadoni
Fonte: Agenzia Fides
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