America Latina, Amazzonia | La storia della beata Aguchita

10 Luglio 2026

Foresta amazzonica: dove Aguchita scelse di restare

La missionaria che scelse di restare: uccisa nel 1990 mentre serviva le popolazioni indigene

Ci sono missionari che lasciano la propria terra per qualche anno e altri che decidono di fare della missione la loro casa.

È la storia della beata Maria Agustina Rivas López, conosciuta da tutti come Aguchita, religiosa della Congregazione di Nostra Signora della Carità del Buon Pastore.

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La sua vita si è intrecciata con quella delle popolazioni indigene della foresta amazzonica del Perù, dove ha scelto di condividere gioie, fatiche e speranze.

Nata ad Ayacucho nel 1920, entrò giovanissima in convento e, dopo la formazione religiosa, fu inviata nella missione di La Florida, nella provincia di Satipo.

Erano anni difficili: povertà, isolamento e mancanza di servizi rendevano la vita quotidiana particolarmente dura. Eppure Aguchita non si lasciò scoraggiare.

Visitava le famiglie, insegnava ai bambini, accompagnava le donne, curava gli ammalati e sosteneva le comunità cristiane più lontane.

Per lei evangelizzare significava prima di tutto condividere la vita delle persone.

Una presenza che costruiva dignità

Gli abitanti dell’Amazzonia ricordano Aguchita come una donna capace di ascoltare. Non faceva differenze tra credenti e non credenti: chiunque bussasse alla porta della missione trovava accoglienza.

Particolare attenzione riservava alle donne indigene, spesso escluse dall’istruzione e dalla vita sociale.

Promuoveva corsi di alfabetizzazione, insegnava piccoli lavori artigianali e incoraggiava ciascuna a scoprire il proprio valore.

Il martirio nel tempo della violenza

Alla fine degli anni Ottanta, il Perù fu travolto dalla violenza del gruppo terroristico Sendero Luminoso. Anche le comunità dell’Amazzonia finirono nel mirino.

I terroristi vedevano nella presenza della Chiesa un ostacolo perché sacerdoti, religiose e catechisti difendevano la popolazione e promuovevano la pace.

Il 27 settembre 1990, un commando fece irruzione nella missione. Aguchita avrebbe potuto fuggire, ma decise di restare accanto alla gente che serviva da tanti anni. Fu uccisa con alcuni colpi d’arma da fuoco mentre pregava.

La sua morte non fu il frutto del caso, ma della scelta di non abbandonare il popolo affidatole. Per questo la Chiesa l’ha riconosciuta martire e nel 2022 è stata proclamata beata.

Il Vangelo si annuncia restando

La testimonianza di Aguchita parla ancora oggi a una Chiesa chiamata a vivere la missione non come conquista, ma come prossimità. La sua vita ricorda che il Vangelo si annuncia anzitutto con una presenza fedele, capace di condividere le sofferenze e le speranze delle persone.

La sua eredità non consiste in grandi opere materiali, ma nelle relazioni costruite e nella fiducia seminata.

È il volto di una missione che non cerca visibilità, ma sceglie di restare accanto agli ultimi e di consolarli, anche quando significa mettere a rischio la propria vita.

Foto di fra Paolo Braghini

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