Europa, Italia | Don Aldo Mei e il testamento d’amore tra perdono e carità

4 Agosto 2026

Cofanetto con il Breviario di don Aldo Mei
Dall’archivio personale dell’autore, una foto del cofanetto contenente il Breviario di don Aldo Mei

«Anche nelle notti più buie, il Signore suscita uomini e donne capaci di non rassegnarsi e di perseverare nel bene: persone che proteggono i fragili e aprono varchi di riconciliazione. La memoria dei santi e dei giusti, dei costruttori di pace spesso dimenticati mostra che la grazia non elimina il conflitto con un gesto magico, ma genera una resistenza operosa al male e una sorprendente creatività nel bene. I cristiani vedono le tenebre e le chiamano per nome, ma non restano fermi a contemplarle: conoscono la luce e sanno che le tenebre non l’hanno accolta e non possono vincerla (cfr Gv 1,5). Per questo, essi servono il bene anche dove sembra avere l’ultima parola il dolore, sostenuti da una speranza teologale che dona alla realtà un orizzonte e una direzione».

(Leone XIV, Magnificat Humanitas).

Resta in contatto con spazio + spadoni

Iscriviti alla newsletter

Don Aldo Mei, è uno di questi uomini, che Dio ha suscitato in una delle ore tra le più buie della storia umana, con la sua parola, il suo operato, l’offerta della sua vita ha dato speranza e svelato un volto di pura umanità, nella certezza che il bene trionferà sul male, perché Dio è Amore e “l’Amore non muore”, come lo stesso ha scritto nel suo testamento.

Don Aldo era nato a Ruota (Capannori – Lu) il 3 marzo 1912 e venne ucciso nella notte del 4 agosto 1944, fuori Porta Elisa a Lucca, da un plotone della Wehrmacht e sepolto nella fossa che egli stesso era stato costretto a scavarsi.

Era entrato in seminario appena adolescente e conclusi i corsi di studio venne consacrato sacerdote il 29 giugno 1935. Pochi mesi dopo fu nominato Parroco di Fiano, a cavallo delle colline situate tra la Val Freddana e la Val Pedogna nel comune di Pescaglia.

Fu tratto in arresto dai tedeschi dopo la celebrazione della S. Messa, la mattina del 2 agosto 1944, a seguito di una delazione che lo denuncia come “protettore” di ebrei e collaboratore delle formazioni partigiane. Carcerato nella Pia Casa in via Santa Chiara a Lucca, dopo un processo sommario, venne condannato a morte. A nulla valgono i tentativi di salvarlo da parte dell’Arcivescovo di Lucca Mons. Antonio Torrini. Nel 2026 è stato dichiarato “Giusto tra le Nazioni”.

Grazie al coraggio e all’astuzia di Suor Margherita, una suora della Carità, addetta alle cucine della Pia Casa, si conoscono le ultime ore del giovane sacerdote. A lei Don Aldo poté affidare il testamento, scritto a lapis, appena appresa la sentenza di morte, sulle pagine bianche del breviario e su altri supporti cartacei, che la stessa religiosa riuscì a procurargli.

Le ultime volontà di don Aldo, sono un testo di straordinaria serenità e bellezza, pagine splendide, parole che continuano ad illuminare le coscienze e invitare gli uomini a compiere scelte capaci di dare vita ad una grande fraternità, fondata sulla carità, la misericordia, il perdono, la giustizia, l’amore e la pace.

Queste pagine meritano di essere lette e meditate alla luce degli avvenimenti di oggi, quando la «bufera dell’odio» e della violenza imperversa in tante parti del mondo.

Sono parole che danno speranza nelle “notti buie” delle nostre crisi; nelle “notti buie” quando le guerre e la violenza, sembrano non finire; quando uomini e donne non si rassegnano e decidono di combattere l’ingiustizia e non si arrendono di fronte al male. Sono parole che infondono speranza ai più fragili, ai poveri, a chi subisce ingiustizia. Sono parole che aprono varchi di riconciliazione alle nazioni e alle genti che sono in conflitto, creano pace e solidarietà in nome e in forza della carità di Cristo: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita…» (Gv 15,13).

Papa Leone XIV, nella recente enciclica ci ricorda che «Costruire un mondo in cui tutti possono “fiorireˮ esige, una corresponsabilità coraggiosa […] Le tensioni e le differenze non devono intimorire: possono diventare energie creative quando sono orientate da una responsabilità condivisa». In questa assunzione di corresponsabilità ci aiuti la parola e l’intercessione di don Aldo Mei, “Martire della Carità”.

Di seguito riportiamo integralmente il testo di don Aldo, perché possa essere più largamente diffuso, conosciuto, meditato, e attuato nella pratica quotidiana.

Il testamento cominciò a circolare in forma manoscritta in occasione dei funerali e subito suscitò una vasta eco. A cura della Mensa del Povero ne furono stampate 5000 copie, andate esaurite in pochissimi giorni. Nel 1945 fu pubblicato nel Numero Unico in occasione dell’inaugurazione del monumento a Fiano. Poi, nel 1947, a beneficio del Villaggio del Fanciullo, ne furono stampate 20.000 copie.

L’editrice Einaudi, lo inserì nella raccolta «Le ultime lettere dei Condannati a Morte della Resistenza», nella prima edizione del 1952, così nel «Martirologio del Clero Italiano 1940 – 1946», a cura dell’Azione Cattolica Italiana, nel 1963. È citato in altri numerosi opuscoli e riviste. L’edizione integrale, che qui riportiamo, è tratta dal volume: Umberto Palagi, “L’amore la sua vita il suo testamento. 80° del Martirio di Don Aldo Mei”, Tralerighe libri, Lucca 2024.

Quanti vogliono commentare o chiedere informazioni possono scrivere al seguente indirizzo: u.palagi55@gmail.com o alla redazione di spazio + spadoni.

Foto dell’archivio di Umberto Palagi

Condividi questo articolo

Le parole possono ispirare, la condivisione può farle arrivare più lontano.

Home » News » Europa, Italia | Don Aldo Mei e il testamento d’amore tra perdono e carità
Opere di misericordia Collabora con noi