Il 18 settembre, durante l’annuale Assemblea diocesana celebrata nella Basilica di San Giovanni in Laterano, la comunità ecclesiale e civile di Roma ha accolto una notizia lungamente attesa. Papa Leone XIV ha annunciato ufficialmente l‘avvio della causa di beatificazione e canonizzazione di monsignor Luigi Di Liegro, indimenticabile fondatore e direttore della Caritas diocesana, scomparso il 12 ottobre 1997.
L’annuncio del Pontefice è risuonato con particolare calore, evidenziando il pieno e convinto sostegno verso il riconoscimento delle virtù di un sacerdote che ha trasformato la testimonianza cristiana in un instancabile servizio di prossimità. Con parole cariche di affetto e speranza, il Santo Padre ha dichiarato:
«Ho approvato con gioia la decisione di compiere i passi necessari perché sia avviata l’inchiesta diocesana sulla vita, le virtù e la fama di santità del servo di Dio don Luigi Di Liegro, presbitero di questa Chiesa, morto il 12 ottobre 1997».
Il prete degli ultimi e la profezia della carità concreta
L’avvio dell’iter canonico giunge a quasi ventinove anni dalla scomparsa di una figura profetica che ha segnato la storia recente della capitale. Don Luigi, universalmente ricordato come il prete degli ultimi, non concepiva la carità come mero assistenzialismo o beneficenza paternalistica, bensì come un dovere ineludibile di giustizia sociale e promozione umana.
Sotto la sua guida illuminata sono nate opere destinate a rivoluzionare l’accoglienza: i centri di ascolto parrocchiali, la mensa di Colle Oppio e l’ostello per senza dimora alla stazione Termini, che oggi porta il suo nome.
Don Luigi fu un pioniere contro ogni forma di stigma e indifferenza: nel 1989 aprì la casa-alloggio di Villa Glori per accogliere con dignità le persone colpite da Aids, e si spese all’ex pastificio Pantanella per garantire dignità e tutela ai primi grandi flussi di migranti giunti in città.
Una testimonianza viva che interpella la Chiesa e la società
La beatificazione di don Di Liegro non rappresenta soltanto un tributo alla memoria di un pastore generoso, ma consegna una bussola spirituale quanto mai attuale. La Chiesa è chiamata a essere solidale con il destino della città, riconoscendo il volto di Cristo nella carne sofferente dei poveri, dei rifugiati e degli emarginati.
Don Luigi ripeteva spesso ai collaboratori che il discernimento evangelico si fonda su una domanda essenziale: comprendere dove si trovi il Signore oggi, per raggiungerlo lì dove la fragilità domanda ascolto, cura e riscatto.
Riconoscere le virtù eroiche di questo sacerdote significa riaffermare il valore di una santità feriale, operosa e capace di farsi voce di chi non ha voce, trasformando la compassione in cambiamento concreto della storia.
Foto di Sergei Starostin (Pexels)
Fonte: Vatican News
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