Una presenza viva che interpella la storia
A trentatré anni dal martirio del beato Giuseppe Puglisi, la cattedrale di Palermo ha risuonato di parole che rifiutano il silenzio del tempo trascorso.
Nella sua toccante lettera aperta, il cardinale Domenico Battaglia ha scelto di non pronunciare una commemorazione solenne o distante, ma di rivolgersi direttamente a un compagno di strada mai dimenticato:
«Perché ci sono uomini dei quali non si riesce a parlare al passato».
Don Pino non è rimasto indietro tra le pieghe del calendario. Vive nella voce dei giovani che respingono l’inganno criminale, nelle madri coraggiose che sottraggono i figli alla strada e nei sacerdoti che tengono le porte aperte.
La mafia, come ha ricordato Battaglia, non inizia con lo sparo di una pistola: comincia prima, quando a un bambino viene strappata la facoltà di sognare un’esistenza differente. A Brancaccio, don Pino opponeva alla cultura dell’omertà palloni sgonfi, Vangeli vissuti e pagine di giornale, insegnando ai più piccoli a leggere la realtà a testa alta.
Abitare la ferita: la profezia della prossimità
Il messaggio del cardinale interpella la coscienza ecclesiale e civile con straordinaria lucidità: la Chiesa non può osservare la sofferenza da lontano né rifugiarsi in convegni accademici. Deve stare dentro la ferita, toccare i nomi, varcare le soglie delle case e sporcarsi le mani. Don Pino disturbava il potere proprio perché era un uomo libero, disarmato e autentico.
Davanti alle pistole puntate sul portone di casa, la sera del suo compleanno, accolse la morte con un sorriso luminoso e poche parole: «Me l’aspettavo». I suoi assassini credevano di distruggere un ostacolo, ignorando che i segni divini funzionano come il pane spezzato: quando vengono spezzati, si moltiplicano. Da quella notte, il martirio di don Pino si è moltiplicato in nutrimento spirituale per tutte le periferie ferite, da Palermo a Napoli.
Dalla memoria alla responsabilità quotidiana
Fare memoria non equivale a deporre un fiore distratto, ma ad assumersi una precisa responsabilità. Risuona con forza la sua più celebre lezione di vita: «Se ognuno fa qualcosa, allora si può fare molto». Non è richiesta l’onnipotenza, ma la fedeltà quotidiana nel compiere un passo concreto verso chi è fragile.
È in questo medesimo orizzonte che opera spazio + spadoni, promuovendo la rigenerazione umana attraverso le opere di misericordia e la reciprocità del dono. La vera sfida consiste nel rendere inutile quel sacrificio: far sì che nessun prete debba più morire per proteggere l’infanzia e che ogni persona possa cooperare al bene comune.
Immagine creata digitalmente da spazio + spadoni
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