Il 2 luglio, nel santuario di Tac Say, nel delta del Mekong, oltre 70 mila fedeli sono attesi per la beatificazione di padre François-Xavier Truong Buu Diep, sacerdote ucciso nel 1946 in odio alla fede
A presiedere la celebrazione sarà il cardinale Luis Antonio Tagle, inviato speciale di Papa Leone XIV. Padre Diep diventa così il primo beato vietnamita del Novecento, segno di una Chiesa che continua a custodire la memoria dei suoi martiri e a guardare al futuro con speranza.
«La mia vita è per il mio gregge»
La vicenda di padre Diep è quella di un pastore che ha scelto di restare accanto alla propria comunità quando tutto invitava alla fuga. Nato nel 1897 e ordinato sacerdote nel 1924, svolse il suo ministero nelle campagne del delta del Mekong, dedicandosi all’evangelizzazione, ai poveri e alla nascita di nuove comunità cristiane.
Nel 1946, durante la guerra d’Indocina, la violenza raggiunse anche la sua parrocchia. Molti fedeli gli consigliarono di mettersi in salvo, ma lui rispose con parole che ancora oggi commuovono:
«La mia vita e la mia morte sono per il mio gregge. Il pastore deve stare dove c’è il gregge».
Scelse di consegnarsi ai suoi persecutori per ottenere la liberazione dei parrocchiani arrestati insieme a lui. Fu torturato e ucciso, offrendo la propria vita perché altri potessero vivere.
Un testimone che parla a tutti
Ciò che colpisce della figura di padre Diep è che la sua fama di santità supera i confini della comunità cattolica. Migliaia di persone, anche appartenenti ad altre religioni, visitano ogni anno la sua tomba per pregare e affidargli le proprie intenzioni.
Tra loro ci sono anche buddhisti che raccontano di aver ricevuto conforto e grazie attribuite alla sua intercessione. È il segno di una testimonianza capace di parlare un linguaggio universale: quello dell’amore che si dona senza riserve.
La misericordia che resta accanto
La beatificazione di padre François-Xavier Truong Buu Diep ricorda che la misericordia non consiste soltanto nel compiere opere buone, ma nel rimanere fedeli alle persone affidate alle nostre cure, soprattutto quando questo comporta sacrificio. È la logica del Buon Pastore, che non fugge davanti al pericolo, ma condivide il destino del suo gregge.
Anche oggi il mondo ha bisogno di uomini e donne capaci di questa fedeltà: sacerdoti, missionari, religiosi, volontari e laici che scelgono di restare accanto a chi soffre, senza voltarsi dall’altra parte.
La santità nasce spesso così, nel silenzio del servizio quotidiano. Ed è proprio questa testimonianza che continua a illuminare la strada della Chiesa e a ricordare che la misericordia ha sempre il volto concreto di chi decide di non abbandonare nessuno.
Foto di Phong Phạm su Unsplash

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