Credo nella resurrezione della carne
Letture: Ap 11,19; 12,1-6.10; 1 Cor 15,20-26; Lc 1,39-56
Nella cultura odierna, il nuovo tabù è la morte: non trovandosene il senso, la si rimuove, e si arriva così al proprio decesso con un tragico carico di sbigottimento e di angoscia. Spesso anche i credenti latitano di fronte a questo tema. Scriveva il cardinal Poletto: “Ci sono tante persone, anche tra i battezzati, che hanno molti dubbi o addirittura non credono affatto alla possibilità che ci sia una vita dopo la morte” (Domenica senza tramonto, 2005, n. 1).
Ma oggi siamo invitati a riflettere su quella “resurrezione della carne”, che è uno degli irrinunciabili enunciati della nostra fede proclamati nel “Credo”, contemplando in Maria la nostra sorte beata. Se il disfacimento corporeo è segno tangibile del nostro peccato (Gen 3,19), la Chiesa, che proclamò come dogma con Pio IX nel 1854 l’Immacolata Concezione di Maria, coerentemente ne affermò con Pio XII nel 1950 l’Assunzione al cielo anche con il corpo. La liturgia ci presenta oggi Maria, “donna vestita di sole”, per cui “si compie la salvezza e il regno del nostro Dio” (prima lettura:Ap 11,19; 12,1-6.10), come figura e anticipazione del nuovo Israele, della Chiesa, di tutti noi.
Nei testi dell’Antico Testamento è presente solo qualche intuizione di una vita oltre la morte (Gb 19,23-27; Sap 2,22-3,10…). Così ai tempi di Gesù solo i Farisei la ammettevano (Mt 22,23-28). Ma per i cristiani la resurrezione di Gesù è l’evento centrale della fede, il “kèrigma”. Paolo proclama: “Se Cristo non è risuscitato…, è vana anche la vostra fede” (1 Cor 15,3-22). E dalla resurrezione di Gesù consegue la nostra resurrezione: “Circa quelli che sono morti…, non continuate ad affliggervi come gli altri che non hanno speranza. Noi crediamo infatti che Gesù è morto e risuscitato; così anche quelli che sono morti, Dio li radunerà per mezzo di Gesù insieme con lui” (1 Ts 4,13-14). “Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti…. Tutti riceveranno la vita in Cristo” (seconda lettura: 1 Cor 15,12-23).
Paolo annuncia la resurrezione non come esigita da una presunta immortalità dell’anima (la divisione “corpo-anima” è estranea alla Scrittura, ed è solo di derivazione filosofica), ma dall’amore di Dio per l’uomo: “Il corpo è per il Signore, e il Signore è per il corpo” (1 Cor 6,13). È un concetto che ci mette i brividi: Dio stesso ama e santifica il nostro corpo, chiamato a immortalità, membro del corpo stesso di Cristo, “tempio dello Spirito Santo” (1 Cor 6,13-19).
Abbiamo bisogno di proclamare con forza la resurrezione della carne in quest’epoca non solo sopraffatta dal terrore della morte, ma in cui il corpo è spesso strumentalizzato e sporcato in una sessualità mercificata e ridotta a puro piacere, in cui la vita è disprezzata nelle manipolazioni genetiche o nella soppressione del suo nascere o della sua fase terminale, in cui ancora si praticano la tortura e la pena di morte, e in cui si permette che i corpi di tanti fratelli soffrano straziati per la fame, le guerre, o per tante malattie che non vengono curate perché i ricchi non compartecipano i loro beni…
Guardare a Maria assunta in cielo anche con il corpo cambia la nostra visione della morte e quindi dell’intera vita, e il nostro approccio a tutta la realtà materiale. “Con l’Eucaristia si assimila il «segreto» della risurrezione. Perciò giustamente Ignazio d’Antiochia definiva il Pane eucaristico «farmaco di immortalità, antidoto contro la morte»” (Giovanni Paolo II, Ecclesia de Eucharistia, n. 18). Ancora scriveva il cardinal Poletto: “Facciamo che ogni nostra Eucarestia diventi un sincero atto di fede e di amore nei confronti del Signore…, per vivere impegnati nel nostro dovere quotidiano, ma anche per saper stare «in attesa della sua venuta»” (Domenica senza tramonto, 2005, n. 6).

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Salmo XXVIII DOMENICA TEMPO ORDINARIO
8 Ottobre 2026