Con Vanessa Biancolilli, aquilana e membro del coro diocesano “San Massimo-Sezione Giovani”, accogliamo una testimonianza di misericordia che si è incarnata grazie al servizio che questa estate lei ha svolto con il gruppo giovani tra le sorelle e i fratelli più poveri in terra filippina. Intervista di fra Piero Sirianni
All’inizio della propria missione pubblica, il Signore proclamava: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli… Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati» (Mt 5,3.6; cfr. Lc 6,20-21). In una condizione di vita molto diversa dalla nostra occidentale, quale motivo di gioia e di speranza hai trovato nelle sorelle e nei fratelli di quelle terre lontane?
È stato sorprendente constatare come, a dispetto di condizioni di vita estremamente precarie — specialmente per i bambini che versano in situazioni di profonda povertà —, la gioia da loro irradiata superasse di gran lunga quella che sperimentiamo nella nostra quotidianità. Questa esperienza mi ha portato a riflettere su come spesso tendiamo a essere insoddisfatti pur avendo molto, mentre per loro la felicità risiede nelle piccole cose che noi diamo per scontate. Nei loro racconti emergevano costantemente una sincera gratitudine per la famiglia, l’affetto per gli amici e una viva percezione della presenza di Dio. La loro era una gioia contagiosa: era semplicemente impossibile non lasciarsi coinvolgere dalla loro felicità.
Il papa san Leone Magno scriveva: «Questa fame non ha nulla a che vedere con la fame corporale e questa sete non chiede una bevanda terrena, ma desidera di avere la sua soddisfazione nel bene della giustizia. […] Infatti amare Dio non è altro che amare la giustizia. Ma come all’amore di Dio si associa la sollecitudine per il prossimo, così al desiderio della giustizia si unisce la virtù della misericordia» (Discorso 95).
Nelle settimane di servizio trascorse nelle Filippine, in che modo hai toccato con mano la misericordia che si fa carne e carità?
Ho toccato con mano la misericordia in ogni momento condiviso con i bambini: nel distribuire loro un pasto, nell’ascoltare le loro storie o anche solo nel giocare insieme. La misericordia si è fatta carne negli sguardi dei più piccoli e nelle vicende delle famiglie incontrate: contesti segnati da un’enorme povertà, ma illuminati da una generosità e da un entusiasmo per la vita disarmanti. Soprattutto, ho compreso che la carità che pensavo di offrire si è trasformata nell’amore che io stessa ho ricevuto, in modo del tutto gratuito e inaspettato.
A partire dal tuo cammino di fede, quali frutti di benedizione raccogli dall’esperienza di prossimità vissuta? Quali semi di speranza e di risurrezione hai potuto seminare nel cuore di qualcuno?
Da questa esperienza custodisco un dono immenso: un amore gratuito, incondizionato e profondo. È straordinario pensare come un luogo dall’altra parte del mondo possa diventare “casa”: non una struttura fatta di mura e tetto, ma un rifugio dell’anima dove il cuore trova ristoro e pienezza. Porto con me ogni persona incontrata — che si tratti delle suore o dei bambini —, insieme a ogni singolo sorriso e abbraccio: gesti che saranno linfa vitalizzante per le mie giornate a venire. Non so quali semi io sia riuscita a piantare nel loro cuore, ma so con certezza di aver scorto in loro una grande speranza per il futuro, nutrita da una fede incrollabile. In fondo, sono stata io a ricevere da loro la testimonianza di fede più grande.
Ringraziamo – con tutto il cuore – il gruppo giovani che si è “donato” in questo servizio di carità; e, primieramente, Vanessa che ha condiviso con i nostri lettori il suo vissuto. La sua voce ci ricorda che la misericordia continua a scrivere le trame intricate della storia, conducendola, con speranza e perseveranza, verso la pienezza del Bene.
Foto di Vanessa Biancolilli

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