Ogni anno, l’11 ottobre, la comunità internazionale celebra la Giornata internazionale delle bambine e delle ragazze, un appuntamento decisivo per accendere i riflettori sulle sfide che continuano a ostacolare la crescita delle più giovani.
Per il 2026, il tema promosso dalle Nazioni Unite, «Porre fine ai matrimoni infantili e investire nei diritti delle bambine»., richiama l’urgenza di un impegno concreto per garantire a ciascuna la possibilità di crescere al sicuro, accedere a una formazione di qualità e scegliere liberamente il proprio cammino.
Frutto di consultazioni dirette con ragazze e organizzazioni della società civile, questa priorità sottolinea l’importanza di promuovere leadership e partecipazione fin dalla prima giovinezza.
I numeri descrivono una realtà drammatica: ogni anno oltre dodici milioni di bambine vengono date in matrimonio prima di aver compiuto diciotto anni, una media inaccettabile di una ogni tre secondi. Sebbene l’Africa subsahariana registri la frequenza regionale più elevata, il fenomeno ferisce il tessuto sociale globale.
Il matrimonio precoce interrompe bruscamente il percorso scolastico, mina la salute, aumenta l’esposizione alla violenza e annulla le opportunità di emancipazione personale. Ciononostante, il cambiamento è possibile: negli ultimi venticinque anni, grazie a riforme legislative, reti di protezione sociale e investimenti nell’istruzione femminile, sono stati evitati circa sessantotto milioni di matrimoni infantili.
L’educazione come via di liberazione e dignità
In questa sfida cruciale, in forza del carisma salesiano, l’Istituto Internazionale Maria Ausiliatrice (IIMA) e le Figlie di Maria Ausiliatrice (FMA) offrono una testimonianza costante. La loro missione educativa pone al centro l’inviolabile dignità di ogni persona, sostenendo con opere educative e sociali l’accesso all’apprendimento, l’autonomia e la conoscenza dei diritti umani, con uno sguardo privilegiato verso chi vive contesti di emarginazione.
L’alfabetizzazione e lo studio non sono semplici strumenti di nozione: rappresentano la via maestra attraverso cui le bambine scoprono il valore della propria voce, maturano consapevolezza e partecipano attivamente alla vita comunitaria. Quando ricevono opportunità concrete di crescita, le ragazze smettono di essere spettatrici vulnerabili per trasformarsi in protagoniste del rinnovamento sociale.
Custodire il futuro: una responsabilità condivisa
Investire nei diritti significa rafforzare anche l’azione di advocacy. Una ragazza consapevole riconosce le violazioni, chiede aiuto e contribuisce a costruire ambienti più equi e accoglienti. L’istruzione e l’empowerment si confermano gli argini più solidi contro le nozze forzate, aprendo la strada a una cultura di autentico rispetto.
Nessuna bambina deve essere lasciata indietro. Assicurare loro un’infanzia serena e la piena libertà di scelta è una responsabilità etica condivisa che interpella istituzioni, famiglie ed educatori per edificare una società più giusta, pacifica e sostenibile.
Foto di suor Marina Rossignoli
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