“Servire liberamente”: due parole che messe insieme sembrano un paradosso, ma solo apparentemente perché è un paradosso che racchiude in sé il cuore della libertà umana.
È vero che a prima vista le due parole sembrano quasi scontrarsi: il “servire” richiama un vincolo con qualcosa o con qualcuno, mentre “liberamente” evoca l’assenza di legami.
La novità sta proprio nel capire che la libertà più vera e profonda non è fare ciò che si vuole, ma scegliere a cosa o a chi donarsi!
Quando il servire nasce da un obbligo o dall’aspettativa di una ricompensa, chiaramente diventa un peso. Ma quando è la risposta spontanea ad una chiamata interiore, il servizio cessa di essere un dovere e diventa la massima espressione del proprio valore.
Con questa anima, infatti, non serviamo perché “dobbiamo”, ma perché “siamo”, e così l’atto del servire senza riserve trasforma chi lo compie, liberandolo dall’egocentrismo, connettendolo profondamente con gli altri.
Diventa così la forma più alta della sovranità personale: decidere con lucidità e amore di mettere le proprie forze, il proprio tempo e il proprio cuore a disposizione degli altri e del mondo.
Un servire liberamente che ci fa capire sempre di più che non c’è nessuna “catena” nell’amore che sceglie da sé dove posarsi e farsi dono. Perché solo quando ci mettiamo a servizio degli altri, diventiamo padroni veri e autentici del nostro tempo e della nostra vita.
Servire liberamente è amare e chi ama non può non buttarsi ogni giorno nella gioia divina… del servire!
Non è stupendo?

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