La testimonianza di una missionaria racconta la gioia e la festa del popolo solomonese durante i Mondiali di calcio del 2026
Le Solomon Islands sono un arcipelago dell’Oceano Pacifico sud-occidentale, con centinaia di isole caratterizzate da foreste tropicali, montagne, coste incontaminate e una grande biodiversità.
Qui, da 18 anni, vive il suo servizio missionario suor Anna Maria Gervasoni, delle Figlie di Maria Ausiliatrice, dedicandosi all’educazione e alla promozione delle giovani donne.
E oggi ci scrive per raccontarci come vivono i Mondiali.
Carissimi,
la nazionale maschile di calcio non si è qualificata per la fase finale del Campionato Mondiale 2026. Eppure, il calcio è lo sport nazionale.
In quello a 7 noi siamo i migliori del sud Pacifico, in quello a 12, più o meno una frana…
Ma quando ci sono i Mondiali, tutto si anima enormemente!
A Honiara, per esempio, la gente tifa per i vari team più famosi: i più gettonati sono Argentina, Brasile, Inghilterra, Spagna e Francia, ma anche altri hanno i loro supporters.
All’inizio del campionato, i negozi erano zeppi di bandiere, che sono letteralmente andate a ruba nel giro di due giorni!
Un negozio ha anche inventato uno sticker da applicare sulla carrozzeria della macchina, con nome e bandiera della squadra favorita, e così il traffico ha assunto una tonalità di colori da far invidia al Carnevale di Rio!
Anche le bandiere stanno decorando macchine, camion e autobus, sventolando allegramente nelle strade.
Una mattina, ero in autobus e tutti erano tranquilli, quasi assonnati… Per caso ho chiesto al mio vicino che squadra avrebbe giocato di lì a poco e improvvisamente tutti si sono animati, informandomi per filo e per segno di come stavano andando tutte le squadre, di tutti gli errori degli arbitri e degli stadi favorevoli o no al gioco!
Mi hanno detto che, in famiglia, se la mamma è di una squadra e i figli di un’altra, questi ultimi rischiano di restare senza cena!
È l’evento dell’anno, che unisce e divide gli animi; e fa vivere lo sport con gioia, fantasia e risate. E di consolazione reciproca quando si perde.
Lo sport deve essere sempre così, una festa, e lo è quando tutti lo vivono nella semplicità dell’essere un gioco.
Foto di suor Anna Maria Gervasoni

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