Molte volte capita di trascorrere qualche giorno con lo sguardo rivolto a ciò che ci manca, rincorrendo chissà quali risposte o gesti straordinari che stentano ad arrivare. Così facendo però, corriamo il rischio ancora più grande di diventare ciechi e sordi di fronte al tanto bene che già ci circonda.
L’amore vero infatti raramente fa rumore, anzi preferisce rivestirsi di quotidianità, pazienza e semplicità. Così si nasconde in un’attenzione inaspettata, in un sorriso sincero incrociato per strada o nel tempo che qualcuno decide di regalarci senza chiedere nulla in cambio, come nel silenzio partecipe di chi sa semplicemente esserci.
Riconoscere l'amore che riceviamo richiede un atto di profonda umiltà e la disponibilità ad aprire gli occhi del cuore. Significa ancora smettere di dare tutto per scontato, iniziando a leggere la presenza degli altri come un dono immeritato.
Quando iniziamo a scorgere queste piccole scintille di luce nelle nostre giornate, qualcosa dentro di noi cambia radicalmente; la gratitudine prende il posto dell’ansia e del continuo pretendere e la sensazione di solitudine si scioglie, lasciando spazio ad una gioia piena e ad una pace inattesa.
E anche il ringraziare per il bene ricevuto diventa il primo e fondamentale passo per diventare anche noi capaci di amare con la stessa generosità vivendo continuamente con la gratitudine nel cuore non solo verso Dio sempre generoso nei suoi doni, ma verso tutti.
A tal punto che il grazie, più che un qualcosa da dire e da vivere, diventa in noi una vera esperienza vitale e sempre più il nostro essere.
E così, più che dire grazie per l’amore che riceviamo, ci scopriamo di essere un grazie vivo, per cui più che dire grazie, viene quasi naturale dire non solo a Dio, ma a tutti con la nostra vita: «SONO GRAZIE!»
Immagine creata digitalmente da spazio + spadoni

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