Anche se a volte lo scambiamo per un sentimento semplice, volere il bene di chi ci è vicino spesso è un atto d’amore di un ordine superiore che richiede una grande maturità spirituale ed emotiva.
Infatti, non significa desiderare che gli altri siano felici a modo nostro, né voler proiettare su di loro le nostre aspettative o il nostro modo di pensare e di vivere.
Il vero voler bene non si impone e non giudica, ma sa ascoltare e sa accogliere lasciando gli altri liberi anche quando le loro scelte non coincidono con le nostre e ci è difficile comprenderle.
Tante volte infatti il bene che dobbiamo offrire a chi ci è vicino non consiste nel voler risolvere i loro problemi o nel dare consigli che non sono richiesti, ma nell’essere una presenza serena e silenziosa.
È quella presenza che tra amici è chiamata “capacità di esserci”, ossia un punto fermo nella tempesta, una spalla sicura e misericordiosa nei momenti di fragilità e, chissà, uno specchio limpido che sa riflettere la loro bellezza nei momenti nei quali non riescono a vederla.
Per questo, volere veramente il bene di chi ci è vicino richiede il coraggio della gratuità, del donare senza aspettarsi niente in cambio, come anche di saper gettare con umiltà e fiducia i semi della nostra presenza piena di bontà, sapendo che la gioia più pura e feconda di un rapporto non nasce da quello che tratteniamo per noi, ma dalla luce che riusciamo ad accendere negli occhi e nel cuore di chi cammina accanto a noi.
Questo sì è un voler il bene di chi ci sta accanto in modo serio e duraturo.
Concludendo: volere il bene di chi ci sta vicino è aiutarlo a scoprire la sua vera felicità, non la nostra idea di come dovrebbe essere felice.
L’importante è il nostro impegno di voler essere umilmente un porto sicuro nei giorni di tempesta e, chissà, anche una brezza favorevole per aiutarli a camminare con fiducia.
Sì! Se vogliamo veramente il bene di chi ci è vicino dobbiamo “esserci” per amore!
Immagine creata digitalmente da spazio + spadoni

Italia


