1. Il Salmo 64 probabilmente faceva parte di una celebrazione festiva nel tempo di primavera, momento di rinnovamento della natura, ed era anche un canto di pellegrinaggio per implorare il perdono dei peccati e ringraziare Dio per la pioggia inviata a fecondare la terra.
2. Per noi spesso è normale l’avvicendarsi delle stagioni e la fecondità della terra. Per il Salmista è invece momento di contemplazione dell’opera di Dio che continuamente provvede ai suoi: “Così prepari la terra, nei righi solchi, ne spiani di zolle, la bagni con le piogge e benedici i suoi germogli. Al tuo passaggio stilla l’abbondanza…, stillano i pascoli del deserto e le colline si cingono di esultanza” (vv. 10-13).
3. La presenza dell’azione vivificante di Dio è guardata con stupita meraviglia dal salmista che conclude dicendo: “I prati si coprono di greggi, le valli si ammantano di grano; tutto canta e grida di gioia” (v. 14). La contemplazione del creato deve diventare per il credente momento di lode della grandezza di Dio Creatore e Ordinatore di tutte le cose. Guai a dare per scontato ciò che avviene attorno a noi e a non scorgere invece, nella nostra storia quotidiana, i passaggi della misericordia del Signore.

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Salmo XX DOMENICA TEMPO ORDINARIO
13 Agosto 2026