1. Nel giorno in cui il Vangelo ci presenta il Regno di Dio come un tesoro prezioso, per cui merita vendere tutto, la liturgia ci fa recitare alcuni versetti del Salmo 118. È il Salmo più lungo del Salterio e possiamo definirlo il “poema della Parola”. Infatti la torah che si canta in questo Salmo lunghissimo non è semplicemente “la legge” di Dio, ma più in generale la sua Parola rivelata, che è la gioia più profonda della nostra vita.
2. È un salmo alfabetico. In cui cioè ogni strofa comincia con una lettera sempre progressiva dell’alfabeto ebraico. In ogni versetto è presente almeno uno degli otto termini con cui si definisce la legge-parola di Dio:
1. legge (torah),
2. testimonianza, o meglio: insegnamento (edut/edot)
3. precetto (piqqud)
4. decreto (hoq)
5. comando (mishwah)
6. giudizio (mispat)
7. parola (dabar),
8. promessa (imrah)
3. Il tema dominante è quello della strada, che è sinonimo di vita ed esistenza quotidiana. Nel Salmo non mancano cenni alle ostilità, alle tentazioni, alle sofferenze, ma su tutto domina una grande serenità, un vero e proprio abbandono a questa Parola definita “luce sul nostro cammino” (vv. 130 e 139), saporosa come il miele (v. 103), più preziosa dell’oro (v. 127). Ecco, questo Salmo canta la beatitudine di chi ascolta e mette in pratica la Parola divina (Lc 11,28): come diceva Agostino, “nessun ci fa felici come Dio”.

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ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA
10 Agosto 2026