Anche se al settimo minuto il goal di Cipenga aveva fatto sperare, la corsa della Repubblica Democratica del Congo ai Mondiali 2026 si è fermata agli ottavi di finale. La sconfitta per 2-1 contro l’Inghilterra ha chiuso un’avventura che resterà comunque nella storia dello sport congolese. Per milioni di tifosi è stato un momento di delusione, ma anche di orgoglio: mai prima d’ora la nazionale aveva raggiunto un traguardo così importante sulla scena mondiale.
Per qualche settimana il calcio ha regalato al Paese un motivo per sorridere, un’occasione di unità in una nazione spesso raccontata soltanto attraverso guerre, epidemie e crisi umanitarie. Le immagini delle piazze gremite, delle bandiere sventolate e dei bambini con la maglia della nazionale hanno mostrato al mondo un volto diverso della RDC: quello della speranza.
Ma mentre i riflettori del calcio si spengono, resta aperta una partita molto più difficile. È quella che milioni di congolesi combattono ogni giorno per difendere la propria vita e la propria dignità.
Nell’est del Paese, soprattutto nelle province del Nord e del Sud Kivu, la violenza continua a costringere intere comunità alla fuga. Famiglie sfollate vivono in condizioni di estrema precarietà, con accesso limitato a cibo, acqua potabile, cure mediche e istruzione. Bambini e giovani crescono in un contesto segnato dall’insicurezza, mentre molte donne affrontano situazioni di particolare vulnerabilità.
Accanto a questa sofferenza, però, esiste un’altra realtà fatta di persone che ogni giorno scelgono di non arrendersi. Missionari, religiose, volontari e operatori locali continuano a restare accanto alle popolazioni più fragili, condividendone fatiche e speranze. Non fanno notizia come un goal segnato in uno stadio gremito, ma il loro lavoro rappresenta una vittoria quotidiana contro la disperazione.
C’è, per esempio, una grande amica di spazio + spadoni e della Misericordia di Orta Nova (Foggia) che, nel 2021, l’ha accolta per 6 mesi per la formazione HIC SUM. Si chiama suor Perpétue Marie Siamu Tongolo e, insieme alla Madre Generale e alle consorelle della Congregazione “Soeurs Dominicaines Filles de Sainte Catherine de Sienne” (Suore Domenicane Figlie di Santa Caterina), gioca una partita che non ha mai fine.
A nord est del Congo, al confine fra la foresta pluviale e la savana, le strade sono impervie e per la gente non è facile trovare lavoro. Così, è nato il progetto dell’allevamento dei polli, con l’obiettivo di rendere autonomi gli abitanti del villaggio.
Da Isiro, suor Perpetue ringrazia anche per l’attenzione che spazio + spadoni sta dedicando ai Paesi africani in questi Mondiali.
«Era dal 1974 che non partecipavamo, cioè da 52 anni: questo significa che circa il 70% della nostra popolazione non ha mai vissuto un’esperienza del genere prima d’ora. È un evento che ha coinvolto tutti, unendoli nel sogno che il Congo potesse proseguire fino a vincere la Coppa del Mondo».
Così non è stato, dopo la partita contro l’Inghilterra, ma la religiosa sottolinea tuttavia un messaggio importante: «il calcio abbatte ogni barriera, persino qui in convento! È una gioia immensa». Anche lei, l’ultima volta che la nazionale ha giocato alle 4 del mattino, si è svegliata appositamente per accendere la TV e seguire la partita. Il Governatore di Isiro ha fatto anche installare un televisore gigante in pieno centro per consentire ai ragazzi di stare insieme, senza limiti di orario, e guardare tutte le sfide del Mondiale con addosso la maglia dei “Leopardi”.
«Questo sport unisce tutti, senza alcuna distinzione di età: giovani e meno giovani. Ci hanno raccontato che anche nella zona di Goma, notoriamente un’area difficile a causa della presenza dei ribelli, la popolazione si è radunata per guardare le partita del Congo».
Le parole di suor Perpetue raccontano una partita ancora tutta da giocare; la sconfitta sportiva, quindi, non cancella quanto di bello questo evento ha saputo costruire.
E il popolo della Repubblica Democratica del Congo si rialzerà anche stavolta.
Foto di spazio + spadoni

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