Il dolore del Venezuela continua a scuotere il mondo. E al termine dell’Angelus di domenica 28 giugno, Papa Leone XIV ha rivolto un pensiero speciale alle popolazioni colpite dal devastante terremoto che, nei giorni scorsi, ha seminato morte e distruzione nel Paese sudamericano. Le sue parole sono state semplici, ma cariche di partecipazione: una preghiera per le vittime, un incoraggiamento ai soccorritori e un invito alla comunità internazionale a non lasciare solo un popolo che sta vivendo una delle tragedie più gravi della sua storia recente.
«Desidero esprimere la mia vicinanza alle sorelle e ai fratelli venezuelani colpiti dai recenti terremoti, che hanno provocato numerose vittime e feriti, oltre a ingenti danni materiali. Mentre prego il Signore per l’eterno riposo dei defunti, rinnovo la mia vicinanza spirituale ai loro familiari, ai feriti e a quanti sono stati colpiti da questa tragedia. Allo stesso tempo, esprimo la mia gratitudine e il mio incoraggiamento a tutti coloro che, con generosità, sono impegnati nelle operazioni di ricerca e di soccorso.»
La vicinanza spirituale di tutti è per quanti hanno perso familiari, amici e la propria casa; l’invito è alla solidarietà concreta e alla fraternità che, anche nelle situazioni più drammatiche, fanno rinascere la speranza.
Non è la prima volta che Leone XIV richiama l’attenzione sulla crisi venezuelana: già nei giorni immediatamente successivi al sisma aveva disposto, attraverso l’Elemosineria Apostolica, un primo contributo di 100 mila euro destinato agli interventi di emergenza coordinati dalla Chiesa locale. Un gesto che conferma come la carità della Chiesa non si limiti alle parole, ma si traduca in aiuti immediati e nella presenza accanto alle persone più vulnerabili.
Nel frattempo il bilancio del terremoto continua purtroppo ad aggravarsi. Secondo gli ultimi aggiornamenti disponibili al 29 giugno, le vittime accertate sono salite ad almeno 1.450, mentre i feriti hanno superato quota 3.150. Restano ancora circa 50 mila i dispersi, con centinaia di squadre impegnate senza sosta nella ricerca di sopravvissuti tra le macerie.
Le stime delle Nazioni Unite parlano inoltre di centinaia di migliaia di persone che necessitano di assistenza umanitaria urgente, tra cui circa 680 mila bambini, particolarmente esposti ai rischi legati alla mancanza di acqua potabile, cure mediche e ripari sicuri. Le aree maggiormente colpite, come lo Stato di La Guaira e la capitale Caracas, presentano gravissimi danni alle infrastrutture e agli edifici pubblici.
Anche la Chiesa venezuelana è in prima linea. Parrocchie, conventi e strutture ecclesiali hanno aperto le proprie porte per accogliere gli sfollati, distribuire viveri e offrire sostegno spirituale. Sacerdoti, religiosi e migliaia di volontari della Caritas continuano a lavorare senza sosta, spesso in condizioni estremamente difficili, per raggiungere le comunità isolate.
Le parole del Papa ricordano che la preghiera autentica non allontana dalla realtà, ma spinge a farsi prossimi. Di fronte a tragedie di questa portata, il rischio è che l’attenzione dell’opinione pubblica svanisca rapidamente. La Chiesa, invece, invita a custodire la memoria del dolore e a trasformarla in gesti concreti di solidarietà. Perché, come insegna il Vangelo, nessuna sofferenza è davvero lontana quando viene condivisa con amore.
Fonte: Vatican News
Immagine creata digitalmente da spazio + spadoni

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