XIV DOMENICA TEMPO ORDINARIO

30 Giugno 2026

matteo

La Chiesa dei poveri

Letture: Zc 9,9-10; Rm 8,9.11-13; Mt 11,25-30

Le letture odierne ci proclamano la centralità della povertà nel Regno di Dio. Il Dio della Bibbia ha una caratteristica, una peculiarità, direi quasi un “pallino” (il Vangelo di oggi parla di “eudokìa”, di “piacere”: Mt 11,26): la predilezione per i poveri e i piccoli. Israele lo ha capito fin dall’origine della sua storia, quando, in Egitto, scopre che Dio “osserva la miseria del suo popolo e ode il suo grido…, e scende per liberarlo” (Es 3,7-8). Perciò Gesù “da ricco che era si è fatto povero” (2 Cor 8,9), realizzando nello stile di vita la profezia di Zaccaria (prima lettura: Zc 9,9-10), che presentava un Messia umile e povero. E già dall’inizio della sua vita pubblica, Gesù proclama di essere venuto per la liberazione dei sofferenti e degli oppressi (Lc 7,18-22). Sono i poveri i destinatari privilegiati del Regno che viene: “di essi è il Regno di Dio” (Lc 6,20)!

Papa Giovanni XXIII, un mese prima del Concilio, nel messaggio radiofonico dell’11 settembre 1962, affermò: “La Chiesa è la Chiesa di tutti, ma oggi più che mai è la Chiesa dei poveri”. Il Concilio Ecumenico Vaticano II, con una proclamazione troppo spesso dimenticata, tracciò una strada per tutta la Chiesa, definendo la povertà non tanto un problema etico, quanto una questione eminentemente cristologica, inerente alla missione stessa del Salvatore: “Come Cristo ha compiuto l’opera della redenzione nella povertà e nella persecuzione, così pure la Chiesa è chiamata a prendere la stessa via, per comunicare agli uomini i frutti della salvezza… Come Cristo infatti è stato inviato dal Padre «ad annunziare la buona novella ai poveri, a guarire quelli che hanno il cuore contrito» (Lc 4,18), «a cercare e salvare ciò che era perduto» (Lc 19,10), così pure la Chiesa circonda col suo amore quanti sono afflitti dall’umana debolezza, anzi riconosce nei poveri e nei sofferenti l’immagine del suo Fondatore povero e sofferente, si premura di sollevarne l’indigenza, e in loro intende servire a Cristo” (Lumen Gentium, n. 8). Il Cardinale Michele Pellegrino ribadiva: “Riconoscere secondo il Vangelo il valore della povertà vuol dire rispettare e amare i poveri, mettersi dalla parte loro con una scelta preferenziale… La Chiesa non può fare altra scelta. Questa non è demagogia: è Vangelo” (Camminare insieme, n. 12).

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Spesso siamo di fronte a un dramma: “i poveri appartengono alla comprensione della vera natura della Chiesa…, ma la Chiesa non riconosce se stessa nei poveri, e i poveri non riconoscono Cristo nella Chiesa. Ma questa è una situazione di identità perduta, di auto-alienazione per la Chiesa, una situazione in cui la Chiesa non è interamente Chiesa. La Chiesa che non è Chiesa dei poveri mette seriamente a repentaglio il suo carattere ecclesiale. Perciò questo diventa un criterio ecclesiologico” (J. de S. Ana). “L’amore e la pratica della povertà è per la Chiesa condizione essenziale per l’adempimento della sua missione” (M. Pellegrino, Camminare insieme, n. 9).

Per vivere secondo lo Spirito di Cristo (seconda lettura: Rm 8,9.11-13), la Chiesa, come scriveva monsignor Tonino Bello, deve essere come lui “povera, semplice, mite… Una Chiesa sicura solo del suo Signore e, per il resto, debole. Ma non per tattica, bensì per programma, per scelta, per vocazione. Non una Chiesa arrogante…, ma una Chiesa disarmata, che mangia il pane amaro col mondo… Una Chiesa che rivendica i diritti dei poveri. Che si schiera al loro fianco con gratuità. Che presta la sua voce ai popoli oppressi… Che ha il coraggio di dare nome, cognome e indirizzo alle ingiustizie che calpestano gli uomini. Una Chiesa che lava i piedi al mondo senza chiedergli nulla in contraccambio… Una Chiesa gratuita, che ama appassionatamente il suo Signore, solo cingendosi il grembiule”.

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