L’universalità della Salvezza
Letture: Is 56,1.6-7; Rm 11,13-15.29-32; Mt 15,21-28
Verso la fine del IV secolo a. C., al ritorno dall’esilio, in Israele prevalgono visioni duramente etnico-nazionaliste, che escludono gli stranieri dalla ricostruzione del Tempio, ponendoli fuori dalla logica della Promessa e della salvezza (Esd 4,1-3; Ne 13,3). Il testo profetico citato nella prima lettura (Is 56,1.6-7), insieme ai libri di Rut e di Giona, afferma invece che tutti gli uomini sono chiamati ad appartenere al Popolo di Dio.
Gesù concepisce la propria missione terrena come essenzialmente limitata alle pecore perdute della casa di Israele, per compiere la Promessa dell’elezione di Israele (Vangelo odierno: Mt 15,24), e quando invia i suoi in missione raccomanda: “Non andate tra i pagani” (Mt 10,5). Ma al contempo proclama l’universalità della salvezza: quando parla del Regno di Dio come dell’albero su cui si posano “tutti” gli uccelli dell’aria, del banchetto con “ogni tipo” di invitati (Lc 13,29: “Verranno da oriente e da occidente,da settentrione e da mezzogiorno, e siederanno a mensa nel Regno di Dio”), dello Spirito che soffia “dove vuole” (Gv 3,8), del Regno riservato a tutti i poveri (Lc 6,20-21) e a quelli che li soccorrono (Mt 25), del suo corpo e del suo sangue versati per “le moltitudini” in remissione dei peccati (Mt 26,28; Mc 14,24). Segno di questa chiamata di tutti alla salvezza sono la donna cananea elogiata dal Vangelo di oggi per la sua fede(Mt 15,21-28) così come il funzionario regio (Gv 4,46-54), e la samaritana di Sicar, simbolo di tutti coloro che cercano Dio (Gv 4).
Finito il tempo di Gesù inizia il tempo della Chiesa. E la missione dei cristiani è chiaramente a tutte le genti: “Andate dunque e fate mie discepole tutte le nazioni” (Mt 28,18-20); “Voi mi sarete testimoni… fino agli estremi confini della terra” (At 1,8). Gli Atti degli Apostoli sono la storia della progressione dell’evangelizzazione a tutti gli uomini di tutte le culture (si pensi al miracolo delle lingue il giorno di Pentecoste: At 2,7-12). Paolo, il grande missionario, è chiamato ad essere “l’apostolo dei Gentili” (seconda lettura: Rm 11,12; cfr Gal 1,16), ed afferma: “Dio, nostro Salvatore, vuole che tutti gli uomini si salvino e arrivino alla conoscenza della verità” (1 Tm 2,4); Dio infatti è “il Salvatore di tutti gli uomini” (1 Tm 4,10). L’Apocalisse presenterà la visione della folla dei salvati “che nessuno può contare, da ogni nazione, razza, popolo e lingua” (Ap 7,1-9).
La salvezza sgorga dall’infinita misericordia di Dio che ci redime per pura grazia mentre siamo nella disobbedienza del peccato (seconda lettura: Rm 11,30-32); ma richiede la nostra fede, come ci insegna oggi la Cananea (Mt 15,28), cioè “l’adesione al Signore per servirlo, per amare il nome del Signore, e per essere suoi servi…, restando fermi nell’Alleanza” (prima lettura: Is 56,6). Paolo nella seconda lettura ci ricorda che anche Israele parteciperà infine alla salvezza, esplicitando il “mistero” (Rm 11,25) del popolo eletto: il rifiuto di una parte degli ebrei ha coinciso con la redenzione dei pagani (Rm 11,11), ma l’intero Israele, quando si saranno convertite tutte le genti, alla fine riconoscerà Gesù come Messia (Rm 11,25), e la sua conversione coinciderà con la fine dei tempi e con la resurrezione finale (Rm 11,15). Pertanto l’atteggiamento della Chiesa verso Israele non può che essere di venerazione (Rm 11,17-18: essi sono “la radice, “l’olivo buono”, e noi solo “l’oleastro innestato in essi”), di umiltà (Rm 11,21: “Se Dio non ha risparmiato quelli che erano rami naturali, tanto meno risparmierà te!”), di fiduciosa attesa. Ciò non toglie che possiamo e dobbiamo condannare quei politici in Israele che si macchiano di stragi e genocidio! Conclude l’Apostolo: “O profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio…! Poiché da lui, grazie a lui e per lui sono tutte le cose. A lui la gloria nei secoli. Amen” (Rm 11,33.36).

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Salmo XXVIII DOMENICA TEMPO ORDINARIO
8 Ottobre 2026