Le Opere di Misericordia come Segno di Speranza nella Sofferenza
Ci siamo lasciati alle spalle la Giornata Mondiale del Malato, ma una domanda ci ruota ancora dentro: possiamo sperare mentre soffriamo?
Speranza e dolore… Ci sembra impossibile, ma la vera speranza nasce nel dolore!
Il dolore come maestro di misericordia
Il dolore, fisico o emotivo, è una parte ineludibile dell’esistenza umana. Può manifestarsi sotto innumerevoli forme: dalla perdita di una persona cara, alla malattia, alla delusione, all’ansia. Questo sentimento profondo e spesso devastante ha la capacità di ridurre le nostre certezze in cenere, lasciandoci vulnerabili e disorientati. Tuttavia, nella sua crudeltà, il dolore porta con sé lezioni preziose. Esso ci insegna l’umiltà, ci ricorda la nostra mortalità e ci spinge a cercare significato e conforto.
Attraverso il dolore, possiamo sviluppare una comprensione più profonda di noi stessi e degli altri. La sofferenza ci rende empatici, ci collega alle esperienze altrui e ci rende consapevoli delle fragilità che condividiamo come esseri umani. In un certo senso, il dolore può essere visto come un maestro severo ma indispensabile, che ci guida attraverso le ombre della nostra esistenza e ci prepara a saper praticare le opere di misericordia con più consapevolezza, empatia, umiltà e autenticità.
La speranza come faro
In contrasto con il dolore, la speranza è come un faro luminoso nelle tempeste della vita. Essa è la forza vitale che ci spinge avanti, che ci fa credere in un domani migliore nonostante le avversità del presente. La speranza è ciò che ci sostiene nei momenti più bui, che ci dà la forza di rialzarci dopo ogni caduta e di continuare a lottare e vivere seguendo le orme di Gesù Crocifisso Risorto.
La speranza è la convinzione che, nonostante tutto, esistono possibilità di cambiamento e miglioramento. È la scintilla che accende i nostri sogni e ci motiva a seguirli. Senza speranza, le nostre vite e azioni sarebbero senza direzione e significato.
Il mistero tra speranza e dolore
Il dolore può intensificare la nostra speranza, rendendola più vibrante e significativa. Allo stesso tempo, la speranza può rendere il dolore più sopportabile, offrendo un raggio di luce in mezzo all’oscurità.
Fuori dalla logica umana, è un mistero di Dio che opera in noi, nei nostri cuori. L’uomo è capace di sperare nel dolore, ma non sempre si riesce ad attingere da questa capacità.
Tutto trova origine nel mistero Pasquale di Gesù, in Lui Crocifisso e Risorto. Come Lui, possiamo essere nel dolore, toccare il fondo, ma amando sboccia la nuova vita e arriva l’inaspettato.
L’amore è il segno che abbiamo speranza e che è possibile cambiare qualcosa e sconfiggere il male nel mondo. Quando do da mangiare ad un affamato, mostro la mia speranza che domani potrebbe esserci un mondo senza fame.
La speranza ci spinge ad amare e il nostro amore fa nascere la speranza nei cuori dei sofferenti. Siamo tutti connessi, diamo e riceviamo scintille di speranza nei nostri cuori.
Sappiamo che Gesù Risorto porta con sé i segni delle sue ferite, segni d’amore. Anche le nostre ferite e cadute possono risorgere redente in Lui. È questa la nostra speranza: non è nel risolvere ora i nostri problemi, ma di trovarli redenti in Lui. Si spera in quello che non si vede e non si sente ed è così che si arriva all’eroicità della Speranza: quando, ad esempio, consoliamo un fratello o sorella che si trova nella tristezza mentre il nostro cuore è a pezzi. Questo è un amore puro senza interesse, ma pieno di speranza.
Continuiamo a seminare speranza nei cuori sofferenti, vivendo concretamente la misericordia, e fioriranno anche in noi speranze nuove!
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