Visitare i carcerati: a Padova, la presenza restituisce diritti e dignità

11 Settembre 2026

Redazione
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Nella riflessione promossa dal movimento di spazio + spadoni, le opere di misericordia corporale non rappresentano pie intenzioni del passato, ma sentieri vivi di prossimità capaci di rigenerare il tessuto comunitario. Tra queste, l’invito a visitare i carcerati risuona con un’urgenza radicale nel nostro tempo: non si tratta soltanto di varcare fisicamente le pesanti porte di un istituto penitenziario, bensì di custodire la dignità dell’altro quando la società tende a rimuoverne l’esistenza.

Negli istituti penitenziari di Padova, questa intuizione evangelica si traduce nei gesti operosi dello sportello di segretariato sociale, un presidio prezioso ideato e gestito dall’Associazione «Granello di Senape». In un ambiente in cui la privazione della libertà rischia di tramutarsi in una totale invisibilità civile, sbrigare una pratica ordinaria diventa un autentico atto di giustizia e di restituzione umana per ciascuna persona.

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La prigionia invisibile della burocrazia

Per un cittadino comune, rinnovare una carta d’identità, richiedere l’Isee, avviare una domanda di invalidità o ottenere estratti contributivi sono incombenze burocratiche ordinarie. Dietro le sbarre, questi stessi adempimenti si trasformano in ostacoli insormontabili. Chi sconta una pena è privato della libertà personale, ma non deve mai essere spogliato dei propri diritti inalienabili. Tuttavia, la macchina della pubblica amministrazione raramente contempla la realtà di chi non può recarsi fisicamente a uno sportello o non dispone di una connessione a internet.

Le ricadute di questi blocchi amministrativi colpiscono spesso i legami familiari più intimi: genitori che non riescono ad autenticare la firma per permettere al figlio minore di partecipare a una gita scolastica, conti bancari inaccessibili per carte scadute o persone straniere che rischiano di veder decadere il permesso di soggiorno senza poter raggiungere il proprio consolato. In tale solitudine burocratica, la reclusione finisce per erodere la speranza di futuro e di reinserimento.

La vicinanza concreta: HIC SUM

Di fronte a queste fratture, l’impegno degli operatori e dei giovani volontari incarna pienamente l’attitudine del HIC SUM: un «eccomi» operoso che a Padova si concretizza in circa cinquanta colloqui al mese tra casa di reclusione e casa circondariale. Mettersi in ascolto, raccogliere documenti, dialogare con l’Inps, l’Agenzia delle Entrate e i Comuni significa prendersi cura della persona nella sua totalità. È un ponte gettato tra il «dentro» e il «fuori», fondato su una relazione di ascolto e profonda gratitudine reciproca.

L’esperienza padovana ci ricorda che il percorso rieducativo passa necessariamente dalla salvaguardia dei diritti civili. Visitare i reclusi esige oggi la prontezza di affiancarli nei nodi concreti della vita quotidiana, affinché la pena conservi un orizzonte di riscatto. Solo riconoscendo il valore irriducibile di ogni fratello possiamo trasformare la misericordia in un seme fecondo di autentico rinnovamento sociale.

Foto di Hasan Almasi su Unsplash

Fonte: Agenzia Sir

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