A Karwar, la lingua dei segni diventa strumento di espressione e di crescita per i bambini della Asha Niketan Deaf School
Il 23 settembre si celebra la Giornata internazionale delle lingue dei segni, istituita dalle Nazioni Unite per richiamare l’attenzione sul diritto delle persone sorde a comunicare, studiare e partecipare pienamente alla vita della società. Nel 2026 la Giornata è dedicata ai diritti umani delle persone sorde.
Una ricorrenza che, in India, trova una storia concreta nella Asha Niketan, “Casa della speranza”, scuola residenziale per bambini sordi di Karwar, nel Karnataka.
Qui la lingua dei segni non è soltanto uno strumento per imparare. È un modo per raccontare il mondo. Lo dimostra la storia di Prasad James, studente della scuola, che ha scelto di affidare alla pittura ciò che non può ascoltare.
Prasad non sente il fragore del mare di Karwar, ma ne conosce le immagini. Le onde, i pescatori con le loro barche, i turisti, il tramonto sulla costa: tutto entra nei suoi dipinti. Quando racconta le sue opere, lo fa attraverso la lingua dei segni, mentre un insegnante traduce le sue parole. Il mare, dunque, diventa colore prima ancora che suono.
Prasad è uno dei 48 bambini accolti dalla Asha Niketan, fondata nel 1996 vicino alla costa e oggi rivolta anche a ragazzi provenienti dalle zone rurali del vicino Maharashtra.
La scuola è sostenuta dal Karwar Diocesan Development Council e affidata alle Sisters of St. Joseph of Chambery, che vivono con i bambini e insegnano loro anche la lingua dei segni.
L’educazione non si ferma alle materie scolastiche. Disegno, pittura, artigianato, danza, sport e attività pratiche fanno parte del percorso, con l’obiettivo di aiutare i ragazzi a sviluppare le proprie capacità e diventare autonomi. Gli studenti partecipano inoltre a competizioni artistiche e sportive a livello locale e statale.
Per suor Tresa Irudayasamy, una delle religiose che insegnano nella scuola, entrare nel mondo dei bambini sordi non è sempre facile. Ma c’è un linguaggio che supera ogni barriera: quello della cura.
«Il nostro linguaggio universale è l’amore e la cura», ha spiegato la religiosa.
È forse questa la lezione più semplice e profonda di Asha Niketan: prima ancora di imparare a parlare con le mani, bisogna imparare ad ascoltare con gli occhi. Perché ogni bambino ha qualcosa da dire. E talvolta sono proprio le mani a trovare le parole.
Immagine creata digitalmente da spazio + spadoni
Fonte: Asha Niketan

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