Pregare senza sosta… è tra le opere di misericordia

La preghiera è una dimensione fondamentale della vita cristiana. Ed una delle opere di misericordia è pregare per i vivi e per i morti
(di don Pascual Chavez)
Dopo aver insegnato ai suoi discepoli cosa chiedere quando si prega, Gesù esorta ora a pregare sempre, senza stancarsi (Lc 18,1), perché si deve pregare con fiducia di essere ascoltati.
Decisivo qui non è quello che si chiede, i propri bisogni, ma come si deve fare: non in qualsiasi modo, ma con piena certezza di ottenerlo. Per questo fa ricorso ad una parabola (Lc 11,5-8) e ad una collezione di frasi (Lc 11,9- 13), che, nel contesto immediato, funzionano come una raccomandazione di Gesù ai suoi discepoli sulla forma di pregare.
La parabola descrive l’atteggiamento atteso di chi prega, mentre le frasi hanno un obiettivo esortativo chiaro.
La parabola, che inizia da una domanda retorica (Lc 11,5) e si conclude con la sua risposta (Lc 11,8), è materiale proprio del terzo evangelista. Cerca di incoraggiare una preghiera costante, ripetuta, una preghiera che ottiene ciò che chiede … a condizione che non si fermi
sino ad averlo ottenuto.
Il fatto che Luca l’abbia posta immediatamente dopo la Preghiera del Signore (Lc 11,2-4), rende questa una richiesta, che deve essere continua e ripetuta, in netto contrasto con l’indicazione di Matteo, che sconsiglia di insistere dinanzi a Dio, perché Lui sa molto bene le necessità dei suoi (Mt 6,8).
«Poi disse loro: “Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”, e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono”» (Lc 11,5-8).
Chiedere, intempestivamente, è compito degli amici.
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La preghiera è una dimensione fondamentale della vita cristiana. Ed una delle opere di misericordia è pregare per i vivi e per i morti
(di don Pascual Chavez)
Dopo aver insegnato ai suoi discepoli cosa chiedere quando si prega, Gesù esorta ora a pregare sempre, senza stancarsi (Lc 18,1), perché si deve pregare con fiducia di essere ascoltati.
Decisivo qui non è quello che si chiede, i propri bisogni, ma come si deve fare: non in qualsiasi modo, ma con piena certezza di ottenerlo. Per questo fa ricorso ad una parabola (Lc 11,5-8) e ad una collezione di frasi (Lc 11,9- 13), che, nel contesto immediato, funzionano come una raccomandazione di Gesù ai suoi discepoli sulla forma di pregare.
La parabola descrive l’atteggiamento atteso di chi prega, mentre le frasi hanno un obiettivo esortativo chiaro.
La parabola, che inizia da una domanda retorica (Lc 11,5) e si conclude con la sua risposta (Lc 11,8), è materiale proprio del terzo evangelista. Cerca di incoraggiare una preghiera costante, ripetuta, una preghiera che ottiene ciò che chiede … a condizione che non si fermi
sino ad averlo ottenuto.
Il fatto che Luca l’abbia posta immediatamente dopo la Preghiera del Signore (Lc 11,2-4), rende questa una richiesta, che deve essere continua e ripetuta, in netto contrasto con l’indicazione di Matteo, che sconsiglia di insistere dinanzi a Dio, perché Lui sa molto bene le necessità dei suoi (Mt 6,8).
«Poi disse loro: “Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”, e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono”» (Lc 11,5-8).
Chiedere, intempestivamente, è compito degli amici.
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