Compassione per i bisognosi

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26 Marzo 2026

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compassione-consolare-afflitti_opere-misericordia
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Foto di Dave Lowe su Unsplash

Una nuova rubrica per ospitare i “Passaparola” di don Nino Carta, sacerdote per diversi anni in Brasile: avere compassione è anche consolare gli afflitti

Il nostro Dio è il Dio della compassione.
In Marco 1,41, incontrando il lebbroso, Gesù si presenta subito per quello che è: “… e ne provò compassione”; parola questa che fa muovere lo stomaco e stringere le viscere!

Avere compassione per i bisognosi infatti è come avere un pugnale conficcato nella carne: non si riesce nemmeno a ragionare perché tutto il corpo diventa un fremito che genera gesti, facendo violenza alle mani per stenderle e toccare chi soffre.

La compassione, espressione concreta dell’amore, si fa gesto, voce, medicina, carezza…

Più amiamo e più diventiamo compassionevoli e la compassione trova il suo punto più alto lì dove c’è qualcuno che muore di solitudine, abbandonato: subito diventa spontaneo curare, toccare, accarezzare, sapendo che non è solo un toccare le piaghe del corpo, ma uno sfiorare le ferite del cuore, per seminarvi tracce di speranza e di vita.

La compassione per i bisognosi diventa così una delle esperienze più belle, più calde e più consolanti della vita perché è Dio stesso che, attraverso la persona compassionevole, continua a farsi carne e a mostrare uno dei tanti nomi del suo Amore: il Consolatore!

E il consolare tante volte diventa l’inizio della guarigione di un corpo stanco di vivere, che aspetta ansiosamente di uscire dalle tenebre della solitudine.

Quando facciamo nostra la compassione verso i bisognosi, noi non conosciamo tutti i modi nei quali questo può concretizzarsi, né sappiamo se Dio si servirà di noi per moltiplicare qualche Suo miracolo, ma vediamo che si riaccendono le speranze, si normalizzano addirittura i battiti del cuore e, dopo tanto buio, finalmente si accende una stella…

Il vero progresso dell’umanità mai sarà compiuto fino a quando tutti noi non allargheremo la nostra compassione a tutti i popoli, agli esclusi, ai senza ruolo e senza presenza nella società, agli ultimi e agli abbandonati.

Oltretutto, nella misura in cui mettiamo in pratica la compassione per i bisognosi, capiamo che non possiamo limitarci a curare il bisogno immediato degli altri, ma che è fondamentale anche scoprirne le cause per cercare di sradicarne le radici, che altrimenti moltiplicano all’infinito dolori, abbandoni, emarginazioni, guerre e morte.
Cosi, la nostra compassione per i bisognosi diventa un vero pellegrinaggio d’amore evangelico, solidale e liberante non solo verso chi ha bisogno, ma prima di tutto anche verso noi stessi!

E per questo basta “sposare” nel cuore la nostra compassione con i bisogni concreti degli altri, chissà… anche con un piccolo sguardo d’amore, un sorriso, un ascolto profondo: il resto viene di conseguenza!
L’importante è che mai manchi in noi la luce travolgente della compassione!

Fonte

  • “Passaparola” – Profilo Fb don Nino Carta (21 marzo 2026)

Immagine

Una nuova rubrica per ospitare i “Passaparola” di don Nino Carta, sacerdote per diversi anni in Brasile: avere compassione è anche consolare gli afflitti

Il nostro Dio è il Dio della compassione.
In Marco 1,41, incontrando il lebbroso, Gesù si presenta subito per quello che è: “… e ne provò compassione”; parola questa che fa muovere lo stomaco e stringere le viscere!

Avere compassione per i bisognosi infatti è come avere un pugnale conficcato nella carne: non si riesce nemmeno a ragionare perché tutto il corpo diventa un fremito che genera gesti, facendo violenza alle mani per stenderle e toccare chi soffre.

La compassione, espressione concreta dell’amore, si fa gesto, voce, medicina, carezza…

Più amiamo e più diventiamo compassionevoli e la compassione trova il suo punto più alto lì dove c’è qualcuno che muore di solitudine, abbandonato: subito diventa spontaneo curare, toccare, accarezzare, sapendo che non è solo un toccare le piaghe del corpo, ma uno sfiorare le ferite del cuore, per seminarvi tracce di speranza e di vita.

La compassione per i bisognosi diventa così una delle esperienze più belle, più calde e più consolanti della vita perché è Dio stesso che, attraverso la persona compassionevole, continua a farsi carne e a mostrare uno dei tanti nomi del suo Amore: il Consolatore!

E il consolare tante volte diventa l’inizio della guarigione di un corpo stanco di vivere, che aspetta ansiosamente di uscire dalle tenebre della solitudine.

Quando facciamo nostra la compassione verso i bisognosi, noi non conosciamo tutti i modi nei quali questo può concretizzarsi, né sappiamo se Dio si servirà di noi per moltiplicare qualche Suo miracolo, ma vediamo che si riaccendono le speranze, si normalizzano addirittura i battiti del cuore e, dopo tanto buio, finalmente si accende una stella…

Il vero progresso dell’umanità mai sarà compiuto fino a quando tutti noi non allargheremo la nostra compassione a tutti i popoli, agli esclusi, ai senza ruolo e senza presenza nella società, agli ultimi e agli abbandonati.

Oltretutto, nella misura in cui mettiamo in pratica la compassione per i bisognosi, capiamo che non possiamo limitarci a curare il bisogno immediato degli altri, ma che è fondamentale anche scoprirne le cause per cercare di sradicarne le radici, che altrimenti moltiplicano all’infinito dolori, abbandoni, emarginazioni, guerre e morte.
Cosi, la nostra compassione per i bisognosi diventa un vero pellegrinaggio d’amore evangelico, solidale e liberante non solo verso chi ha bisogno, ma prima di tutto anche verso noi stessi!

E per questo basta “sposare” nel cuore la nostra compassione con i bisogni concreti degli altri, chissà… anche con un piccolo sguardo d’amore, un sorriso, un ascolto profondo: il resto viene di conseguenza!
L’importante è che mai manchi in noi la luce travolgente della compassione!

Fonte

  • “Passaparola” – Profilo Fb don Nino Carta (21 marzo 2026)

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Foto di Dave Lowe su Unsplash

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