Creare spazi di speranza

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10 Marzo 2026

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Una nuova rubrica per ospitare i “Passaparola” di don Nino Carta, sacerdote per diversi anni in Brasile: la speranza consola e trasforma

Mi pare che creare spazi di speranza significhi costruire ambienti non solo fisici ma anche relazionali basati sull’ascolto, sulla solidarietà e sulla fraternità, sforzandoci per questo di superare l’assistenzialismo per promuovere seriamente percorsi di rinascita comunitaria.
Sono spazi allora che dobbiamo nutrire di prossimità, di obiettivi realistici e di gratitudine continua proprio per tentare di trasformare la marginalità in responsabilità.

Spazi di speranza che concretamente possono voler dire di superare a poco a poco esiti materiali passivi come la semplice distribuzione di beni, per cercare di costruire invece percorsi di “crescita umana e cristiana” che solo possono dare dignità e diritto di cittadinanza.

Per questo è fondamentale “farci uno con loro” creando comunità che sanno curare le ferite attraverso reti di sostegno e chissà, stabilendo obiettivi a breve e lungo termine e sapendo per questo agire con costanza per trasformare le piccole speranze in realtà, con la convinzione che quello che riusciamo a realizzare è sempre meglio del… futuro possibile perfetto!

Ancora “creare spazi di speranza” con l’impegno di saper costruire alleanze tra diverse realtà intorno a noi, per tentare di intervenire concretamente sia sulla povertà come sulla solitudine.

Già Sant’Agostino illuminava i suoi fedeli quando sottolineava che la speranza era la virtù teologale attiva che spinge sempre all’azione sia la fede come la carità:
“La speranza ha due figli, lo sdegno e il coraggio.
Lo sdegno per la realtà delle cose e il coraggio per cambiarla, ne evidenziano la sua natura dinamica in una attesa perseverante di Dio anche se non passiva. Per questo ci invita sempre a lottare per il bene degli altri, per trasformare il desiderio in impegno e concretezza”.

A me sembra molto forte il pensiero della speranza come sdegno che sempre ci deve essere sia davanti al passato come al presente e che così si trasforma in coraggio ed in impegno di cambiamento.

Questi pensieri sulla speranza nascono dalla visione molto profonda dell’uomo come una creatura a cammino e quindi radicalmente inquieta e incapace di accontentarsi del presente così come è:
“Ci hai fatto per te Signore e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te” (Confessioni 1, 1.1).

Ecco allora perché la speranza è l’espressione umana del tendere verso l’Assoluto e quindi verso la piena felicità, inventandosi i suoi spazi anche nel momenti oscuri della storia.
Una speranza che non solo consola, ma che trasforma perché, come continua lo stesso Agostino: “Dio che è la vostra speranza, sarà anche il vostro Bene”.

Benedetta speranza allora, che non può mai mancare nel nostro camminare nella storia: infatti, se la fede illumina e l’amore sostiene, è la speranza che…orienta; e per questo è la virtù tipica del nostro essere pellegrini nella storia.
E anche se come virtù teologale è un dono, noi però meritarcela dilatando l’anima e orientando in continuazione la nostra fede e il nostro amore.

Fonte

  • “Passaparola” – Profilo Fb don Nino Carta (6 marzo 2026)

Immagine

Una nuova rubrica per ospitare i “Passaparola” di don Nino Carta, sacerdote per diversi anni in Brasile: la speranza consola e trasforma

Mi pare che creare spazi di speranza significhi costruire ambienti non solo fisici ma anche relazionali basati sull’ascolto, sulla solidarietà e sulla fraternità, sforzandoci per questo di superare l’assistenzialismo per promuovere seriamente percorsi di rinascita comunitaria.
Sono spazi allora che dobbiamo nutrire di prossimità, di obiettivi realistici e di gratitudine continua proprio per tentare di trasformare la marginalità in responsabilità.

Spazi di speranza che concretamente possono voler dire di superare a poco a poco esiti materiali passivi come la semplice distribuzione di beni, per cercare di costruire invece percorsi di “crescita umana e cristiana” che solo possono dare dignità e diritto di cittadinanza.

Per questo è fondamentale “farci uno con loro” creando comunità che sanno curare le ferite attraverso reti di sostegno e chissà, stabilendo obiettivi a breve e lungo termine e sapendo per questo agire con costanza per trasformare le piccole speranze in realtà, con la convinzione che quello che riusciamo a realizzare è sempre meglio del… futuro possibile perfetto!

Ancora “creare spazi di speranza” con l’impegno di saper costruire alleanze tra diverse realtà intorno a noi, per tentare di intervenire concretamente sia sulla povertà come sulla solitudine.

Già Sant’Agostino illuminava i suoi fedeli quando sottolineava che la speranza era la virtù teologale attiva che spinge sempre all’azione sia la fede come la carità:
“La speranza ha due figli, lo sdegno e il coraggio.
Lo sdegno per la realtà delle cose e il coraggio per cambiarla, ne evidenziano la sua natura dinamica in una attesa perseverante di Dio anche se non passiva. Per questo ci invita sempre a lottare per il bene degli altri, per trasformare il desiderio in impegno e concretezza”.

A me sembra molto forte il pensiero della speranza come sdegno che sempre ci deve essere sia davanti al passato come al presente e che così si trasforma in coraggio ed in impegno di cambiamento.

Questi pensieri sulla speranza nascono dalla visione molto profonda dell’uomo come una creatura a cammino e quindi radicalmente inquieta e incapace di accontentarsi del presente così come è:
“Ci hai fatto per te Signore e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te” (Confessioni 1, 1.1).

Ecco allora perché la speranza è l’espressione umana del tendere verso l’Assoluto e quindi verso la piena felicità, inventandosi i suoi spazi anche nel momenti oscuri della storia.
Una speranza che non solo consola, ma che trasforma perché, come continua lo stesso Agostino: “Dio che è la vostra speranza, sarà anche il vostro Bene”.

Benedetta speranza allora, che non può mai mancare nel nostro camminare nella storia: infatti, se la fede illumina e l’amore sostiene, è la speranza che…orienta; e per questo è la virtù tipica del nostro essere pellegrini nella storia.
E anche se come virtù teologale è un dono, noi però meritarcela dilatando l’anima e orientando in continuazione la nostra fede e il nostro amore.

Fonte

  • “Passaparola” – Profilo Fb don Nino Carta (6 marzo 2026)

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