Eccomi! Dalla Croce alla Resurrezione

Foto di Marcus Ganahl su Unsplash
Una nuova rubrica per ospitare i “Passaparola” di don Nino Carta, sacerdote per diversi anni in Brasile: pensieri dopo il triduo pasquale
Bella ed emozionante la parola “Eccomi”, il passaparola che ci ha introdotti nei misteri del Triduo pasquale, i tre giorni nei quali abbiamo celebrato “l’Eccomi” più straziante e doloroso della storia, ma anche il più affascinante, il più vittorioso e il più glorioso: l’Eccomi della passione, morte e Risurrezione di Gesù!
Un Eccomi che sembrava destinato ad un fallimento totale, come (ricordate?) quell’albero sterile del fico della parabola del Vangelo che il padrone della vigna, stanco e sfiduciato, voleva tagliare, ma che invece decide di aspettare ancora un anno, commosso dalla buona volontà del vignaiolo che vuole tentare ancora, zappando il terreno e concimandolo con pazienza e tenerezza.
Il Venerdì Santo, come per l’albero di fico, la scure della morte sembra stroncare la vita del Figlio di Dio ma, grazie all’Eccomi di Gesù, ecco che la croce diventa la radice della Vita vera, la massima espressione del progetto d’amore del Padre per noi “vignaioli”.
Mi piace allora guardare i tempi che stiamo vivendo, un inverno terribile dei cuori, disseminato di odio, muri, steccati e guerre sanguinose che fanno vacillare la nostra fede, senza una luce di speranza e con grida di lamento e quasi di sfida verso Dio:
“Ma Tu o Dio, Tu che puoi tutto: perché non fai nulla in questa situazione terribile?”.
Dove sei Tu o Dio, nelle lotte fratricide del Sudan e di quasi tutta l’Africa; dov’eri quando è stata invasa l’Ucraina, quando i terroristi palestinesi hanno fatto strage degli israeliani e ancora di più nella terribile risposta di odio e di morte nella Striscia di Gaza?
Dov’eri nelle stragi dell’Iran e nell’ escalation di una guerra che, distruggendo anche il Libano, rischia di portarci alla terza guerra mondiale?
“Sì, tu che puoi: dov’eri e dove sei, Gesù?”.
Un grido di tutto il mondo di fronte alle tante tragedie del nostro tempo, tragedie che sembrano senza senso e che lo trovano solo se contemplate alla luce del Vangelo, aiutati dai misteri della Settimana Santa che stiamo vivendo proprio in questi giorni.
E cosi scopriamo che, se Gesù è morto più di duemila anni fa per purificare il nostro mondo dalle sofferenze, dagli odi e dalle guerre, Lui anche oggi continua a soffrire e a morire nella barbarie delle nostre guerre, delle morti e delle distruzioni, nel grido assordante delle migliaia di bambini deportati, uccisi e massacrati, vittime innocenti della pazzia delle guerre.
Sì, perché Gesù è sempre presente nella storia, soffrendo e morendo con coloro che muoiono vittime delle nostre tragedie e delle nostre guerre. Gesù muore ancora oggi, nelle guerre e nei dolori del nostro tempo, sempre il primo a subire violenza e ad essere nuovamente crocifisso.
Lui soffre e muore insieme a noi anche oggi, per darci forza e speranza, ma anche per ammonirci: “Attenti! Se non vi convertirete, perirete tutti!”.
Parole piene di dolore, di sangue e di amore, che non vogliono essere una minaccia per noi e per l’umanità, no!
Gesù non vuole usare nessuna scure, come il padrone della vigna pensava di fare con l’albero di fico del Vangelo; la Sua presenza nelle tragedie e violenze della storia è sì un lamento, una supplica, ma è soprattutto un incoraggiamento:
Coraggio, convertitevi, cambiate; invertite la direzione di marcia della storia! Trasformate questa vostra politica di dominio in una politica che sa mettersi al servizio! Trasformate la vostra economia consumista “usa e getta”, che sfrutta la terra e accumula sempre più ricchezze nelle mani dei pochi che dominano a piacimento i cammini della storia, in una economia che mira al benessere di tutti.
“Convertitevi!”.
Un verbo tipicamente cristiano che invita a ritornare umani, come Lui ci ha creato, e a vivere tra noi nell’amore scambievole, perché il nostro destino non è la morte ma la vita, la Risurrezione!
Forse, la parola convertitevi può sembrarci austera e severa, ma sulla bocca di Dio-Amore acquista un altro timbro ed un’altra valenza:
“Siate nuovi, siate belli, siate fratelli e non smettete mai di camminare insieme, lasciandovi incantare dal cielo azzurro del perdono e dall’aria fresca e limpida dell’amore scambievole”.
E siccome sappiamo che da soli non è così semplice, perché non ci facciamo coraggio e trasformiamo il grido di Gesù sulla croce – “Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?” – nell’Eccomi del Risorto, un “Eccomi” che è sempre un camminare “insieme”, corale e sinodale, veramente divino!
Fonte
- “Passaparola” – Profilo Fb don Nino Carta (3 aprile 2026)
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Foto di Marcus Ganahl su Unsplash
Una nuova rubrica per ospitare i “Passaparola” di don Nino Carta, sacerdote per diversi anni in Brasile: pensieri dopo il triduo pasquale
Bella ed emozionante la parola “Eccomi”, il passaparola che ci ha introdotti nei misteri del Triduo pasquale, i tre giorni nei quali abbiamo celebrato “l’Eccomi” più straziante e doloroso della storia, ma anche il più affascinante, il più vittorioso e il più glorioso: l’Eccomi della passione, morte e Risurrezione di Gesù!
Un Eccomi che sembrava destinato ad un fallimento totale, come (ricordate?) quell’albero sterile del fico della parabola del Vangelo che il padrone della vigna, stanco e sfiduciato, voleva tagliare, ma che invece decide di aspettare ancora un anno, commosso dalla buona volontà del vignaiolo che vuole tentare ancora, zappando il terreno e concimandolo con pazienza e tenerezza.
Il Venerdì Santo, come per l’albero di fico, la scure della morte sembra stroncare la vita del Figlio di Dio ma, grazie all’Eccomi di Gesù, ecco che la croce diventa la radice della Vita vera, la massima espressione del progetto d’amore del Padre per noi “vignaioli”.
Mi piace allora guardare i tempi che stiamo vivendo, un inverno terribile dei cuori, disseminato di odio, muri, steccati e guerre sanguinose che fanno vacillare la nostra fede, senza una luce di speranza e con grida di lamento e quasi di sfida verso Dio:
“Ma Tu o Dio, Tu che puoi tutto: perché non fai nulla in questa situazione terribile?”.
Dove sei Tu o Dio, nelle lotte fratricide del Sudan e di quasi tutta l’Africa; dov’eri quando è stata invasa l’Ucraina, quando i terroristi palestinesi hanno fatto strage degli israeliani e ancora di più nella terribile risposta di odio e di morte nella Striscia di Gaza?
Dov’eri nelle stragi dell’Iran e nell’ escalation di una guerra che, distruggendo anche il Libano, rischia di portarci alla terza guerra mondiale?
“Sì, tu che puoi: dov’eri e dove sei, Gesù?”.
Un grido di tutto il mondo di fronte alle tante tragedie del nostro tempo, tragedie che sembrano senza senso e che lo trovano solo se contemplate alla luce del Vangelo, aiutati dai misteri della Settimana Santa che stiamo vivendo proprio in questi giorni.
E cosi scopriamo che, se Gesù è morto più di duemila anni fa per purificare il nostro mondo dalle sofferenze, dagli odi e dalle guerre, Lui anche oggi continua a soffrire e a morire nella barbarie delle nostre guerre, delle morti e delle distruzioni, nel grido assordante delle migliaia di bambini deportati, uccisi e massacrati, vittime innocenti della pazzia delle guerre.
Sì, perché Gesù è sempre presente nella storia, soffrendo e morendo con coloro che muoiono vittime delle nostre tragedie e delle nostre guerre. Gesù muore ancora oggi, nelle guerre e nei dolori del nostro tempo, sempre il primo a subire violenza e ad essere nuovamente crocifisso.
Lui soffre e muore insieme a noi anche oggi, per darci forza e speranza, ma anche per ammonirci: “Attenti! Se non vi convertirete, perirete tutti!”.
Parole piene di dolore, di sangue e di amore, che non vogliono essere una minaccia per noi e per l’umanità, no!
Gesù non vuole usare nessuna scure, come il padrone della vigna pensava di fare con l’albero di fico del Vangelo; la Sua presenza nelle tragedie e violenze della storia è sì un lamento, una supplica, ma è soprattutto un incoraggiamento:
Coraggio, convertitevi, cambiate; invertite la direzione di marcia della storia! Trasformate questa vostra politica di dominio in una politica che sa mettersi al servizio! Trasformate la vostra economia consumista “usa e getta”, che sfrutta la terra e accumula sempre più ricchezze nelle mani dei pochi che dominano a piacimento i cammini della storia, in una economia che mira al benessere di tutti.
“Convertitevi!”.
Un verbo tipicamente cristiano che invita a ritornare umani, come Lui ci ha creato, e a vivere tra noi nell’amore scambievole, perché il nostro destino non è la morte ma la vita, la Risurrezione!
Forse, la parola convertitevi può sembrarci austera e severa, ma sulla bocca di Dio-Amore acquista un altro timbro ed un’altra valenza:
“Siate nuovi, siate belli, siate fratelli e non smettete mai di camminare insieme, lasciandovi incantare dal cielo azzurro del perdono e dall’aria fresca e limpida dell’amore scambievole”.
E siccome sappiamo che da soli non è così semplice, perché non ci facciamo coraggio e trasformiamo il grido di Gesù sulla croce – “Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?” – nell’Eccomi del Risorto, un “Eccomi” che è sempre un camminare “insieme”, corale e sinodale, veramente divino!
Fonte
- “Passaparola” – Profilo Fb don Nino Carta (3 aprile 2026)
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Foto di Marcus Ganahl su Unsplash

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