Quel che ha contato nella mia vita (II parte)

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20 Luglio 2025

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Foto di Manesh Xav'z (Pexels)

Continuano le riflessioni sul comandamento di Gesù e le opere di misericordia di don Vito Vacca, fidei donum rientrato della diocesi di Roma

Quando vivi le varie fasi della tua vita, in buona fede e senza accorgertene, vieni preso dalle faccende pratiche, sia che pensi a metter su famiglia sia che intraprenda la via della vita religiosa. Nella vita non miri ad amare, non ci pensi nemmeno, ma istintivamente tendi a realizzare te stesso, ad affermarti, a essere riconosciuto nel tuo valore.

  • Quando incontri una persona, non pensi che è preziosa e da amare in sé, ma tendi a esplorare se è simpatica o pesante, se ti piace o no, se ti è amica o no;
  • Quando l’impiegata o la commessa ti sembra nervosa e scontrosa, non pensi che ha bisogno di comprensione, e sbraiti infierendo;
  • Quando vedi una ragazza, non pensi alla sua dignità, alla sua vocazione, alle sue aspirazioni e difficoltà, forse ai figlioletti e al marito al quale cerca di tenersi fedele. No, tu guardi alle sue fattezze sensuali e la desideri come fosse tua proprietà;
  • Gli sposi pensano alla casa, alla cucina, ai mobili, ai bambini, al divertimento, ma non hanno mai tempo per guardarsi in faccia, e parlarsi col cuore confessando i propri sentimenti, le proprie fragilità e la propria fede. Non si ha “tempo da perdere”. Fare, fare, fare …

Lo dicevo ai novelli sposi sabato scorso: “non dimenticate mai il vino di Cana!”. In quelle nozze erano presenti Gesù, Maria e tutti gli apostoli. Se vi mancasse il vino ricordatevi di quella voce: “ascolta Israele!”.

Questo potrebbe succedere anche a chi si dedica alle opere di misericordia. Si può dare l’elemosina a un povero senza neppure guardarlo in faccia! Uffici burocratici che non lasciano spazio all’incontro della persona e all’amore creativo.

Vorrei però parlare non solo delle carenze dei laici, ma anche dei “fratelli presbiteri”: tutti nella nostra vita siamo accomunati dal combattimento della fede.
Quando arriva il tuo viceparroco, cerchi solo in che modo ti possa essere utile per aiutarti e tappare i buchi. Non è raro che, in nome dell’efficacia pastorale, si chieda a qualcuno di “scomparire” dietro un ruolo, come se la persona fosse funzionale al sistema e non il contrario. Parlo della parrocchia, ma vale per ogni società umana.

Il Papa ci ha indicato la via sinodale, cioè del dialogo e corresponsabilità, mentre il clericalismo ci porta a considerare l’altro come oggetto, a decidere da soli, a dare ordini perentori, insomma “a farla da padroni”. È vero che spesso il popolo non è preparato a una collaborazione matura, ma cosa si fa perché lo sia?

L’attenzione del parroco si concentra spesso sull’organizzazione, sulla perfezione delle celebrazioni, sulla gestione burocratica e sulle attività pastorali, mentre rischiano di passare in secondo piano momenti fondamentali come la preghiera personale e la vita fraterna.

L’amore, vero motore di tutto, viene ignorato come se fosse un lusso superfluo.
Dirai: “lo sappiamo bene! Certo che la preghiera è importante. Ma siamo oppressi da mille pensieri!”.

Lo dico ai religiosi dalle mille iniziative. Lo dico agli sposi cristiani che lavorano e fanno sacrifici per la famiglia: qual è la cosa più importante nel matrimonio? Cosa dovrebbe contare in una casa cristiana se non il vino, quello buono, che significa amore e gioia? In mancanza di amore si discute su chi sia il più bravo, sulla dignità e parità della donna e se la donna deve obbedire al marito … Se lo sposo lavorasse come bestia, se portasse a casa tanti soldi, se aiutasse la moglie a lavare i piatti o facesse i turni con lei per cucinare, ma non mettesse l’amore al primo posto non sarebbe niente (vedi l’inno alla carità).

Se la moglie fosse impeccabile nel tenere la casa o nel suo lavoro e non avesse amore, sarebbe niente! La casa dove non c’è l’amore gratuito anche se fosse dorata non sarebbe che una prigione. Tutto è annacquato e il vino della gioia si è esaurito! Un marito può innamorarsi di un’altra donna e lasciare improvvisamente sua moglie. Un prete può suscitare ammirazione con le sue attività, ma se non trova l’amore di Dio rimane frustrato nella ricerca di compensazioni affettive.

Basterebbe prendere sul serio il grande comandamento per capire che la prima preoccupazione dei cristiani, degli sposi e degli operatori parrocchiali è amarsi perché accomunati dall’unica missione. Il fine primario di ogni attività, compresa la vita coniugale o il consiglio pastorale, dovrebbe essere l’amore reciproco. L’amore è il primo comandamento sia per i fedeli sia per gli sposi sia per i sacerdoti e per i missionari. Comandamento significa la via della vita!

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Continuano le riflessioni sul comandamento di Gesù e le opere di misericordia di don Vito Vacca, fidei donum rientrato della diocesi di Roma

Quando vivi le varie fasi della tua vita, in buona fede e senza accorgertene, vieni preso dalle faccende pratiche, sia che pensi a metter su famiglia sia che intraprenda la via della vita religiosa. Nella vita non miri ad amare, non ci pensi nemmeno, ma istintivamente tendi a realizzare te stesso, ad affermarti, a essere riconosciuto nel tuo valore.

  • Quando incontri una persona, non pensi che è preziosa e da amare in sé, ma tendi a esplorare se è simpatica o pesante, se ti piace o no, se ti è amica o no;
  • Quando l’impiegata o la commessa ti sembra nervosa e scontrosa, non pensi che ha bisogno di comprensione, e sbraiti infierendo;
  • Quando vedi una ragazza, non pensi alla sua dignità, alla sua vocazione, alle sue aspirazioni e difficoltà, forse ai figlioletti e al marito al quale cerca di tenersi fedele. No, tu guardi alle sue fattezze sensuali e la desideri come fosse tua proprietà;
  • Gli sposi pensano alla casa, alla cucina, ai mobili, ai bambini, al divertimento, ma non hanno mai tempo per guardarsi in faccia, e parlarsi col cuore confessando i propri sentimenti, le proprie fragilità e la propria fede. Non si ha “tempo da perdere”. Fare, fare, fare …

Lo dicevo ai novelli sposi sabato scorso: “non dimenticate mai il vino di Cana!”. In quelle nozze erano presenti Gesù, Maria e tutti gli apostoli. Se vi mancasse il vino ricordatevi di quella voce: “ascolta Israele!”.

Questo potrebbe succedere anche a chi si dedica alle opere di misericordia. Si può dare l’elemosina a un povero senza neppure guardarlo in faccia! Uffici burocratici che non lasciano spazio all’incontro della persona e all’amore creativo.

Vorrei però parlare non solo delle carenze dei laici, ma anche dei “fratelli presbiteri”: tutti nella nostra vita siamo accomunati dal combattimento della fede.
Quando arriva il tuo viceparroco, cerchi solo in che modo ti possa essere utile per aiutarti e tappare i buchi. Non è raro che, in nome dell’efficacia pastorale, si chieda a qualcuno di “scomparire” dietro un ruolo, come se la persona fosse funzionale al sistema e non il contrario. Parlo della parrocchia, ma vale per ogni società umana.

Il Papa ci ha indicato la via sinodale, cioè del dialogo e corresponsabilità, mentre il clericalismo ci porta a considerare l’altro come oggetto, a decidere da soli, a dare ordini perentori, insomma “a farla da padroni”. È vero che spesso il popolo non è preparato a una collaborazione matura, ma cosa si fa perché lo sia?

L’attenzione del parroco si concentra spesso sull’organizzazione, sulla perfezione delle celebrazioni, sulla gestione burocratica e sulle attività pastorali, mentre rischiano di passare in secondo piano momenti fondamentali come la preghiera personale e la vita fraterna.

L’amore, vero motore di tutto, viene ignorato come se fosse un lusso superfluo.
Dirai: “lo sappiamo bene! Certo che la preghiera è importante. Ma siamo oppressi da mille pensieri!”.

Lo dico ai religiosi dalle mille iniziative. Lo dico agli sposi cristiani che lavorano e fanno sacrifici per la famiglia: qual è la cosa più importante nel matrimonio? Cosa dovrebbe contare in una casa cristiana se non il vino, quello buono, che significa amore e gioia? In mancanza di amore si discute su chi sia il più bravo, sulla dignità e parità della donna e se la donna deve obbedire al marito … Se lo sposo lavorasse come bestia, se portasse a casa tanti soldi, se aiutasse la moglie a lavare i piatti o facesse i turni con lei per cucinare, ma non mettesse l’amore al primo posto non sarebbe niente (vedi l’inno alla carità).

Se la moglie fosse impeccabile nel tenere la casa o nel suo lavoro e non avesse amore, sarebbe niente! La casa dove non c’è l’amore gratuito anche se fosse dorata non sarebbe che una prigione. Tutto è annacquato e il vino della gioia si è esaurito! Un marito può innamorarsi di un’altra donna e lasciare improvvisamente sua moglie. Un prete può suscitare ammirazione con le sue attività, ma se non trova l’amore di Dio rimane frustrato nella ricerca di compensazioni affettive.

Basterebbe prendere sul serio il grande comandamento per capire che la prima preoccupazione dei cristiani, degli sposi e degli operatori parrocchiali è amarsi perché accomunati dall’unica missione. Il fine primario di ogni attività, compresa la vita coniugale o il consiglio pastorale, dovrebbe essere l’amore reciproco. L’amore è il primo comandamento sia per i fedeli sia per gli sposi sia per i sacerdoti e per i missionari. Comandamento significa la via della vita!

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