Sostenersi a vicenda

Foto di Priscilla Du Preez 🇨🇦 su Unsplash
Una nuova rubrica per ospitare i “Passaparola” di don Nino Carta, sacerdote per diversi anni in Brasile: il sostegno reciproco
Il verbo “sostenersi” lo vedo stupendo perché svela sempre orizzonti nuovi e raggi di azione per un aiuto reciproco, un crescere insieme ed un rialzarci quando cadiamo.
Un sostenersi vero, reale, che richiama la presenza di un altro: ci sosteniamo infatti perché l’altro c’è e, quando le nostre energie stanno venendo meno, la sua presenza infonde speranza di futuro, trasformando le nostre fragilità in opportunità .
Non solo: il “sostenersi a vicenda” ci aiuta a trovare un sano e giusto equilibrio in noi e tra noi, così che ciascuno riesce ad esprimere al meglio le proprie qualità e possibilità .
Ecco perché, per crescere ed essere fecondo, il nostro io mai deve rimanere un io solitario, ma deve camminare perdendosi nel “noi”.
Questo non vuol dire identificarsi con l’altro: il sostenersi nelle idee, per esempio, non implica l’uniformità di pensiero, ma solo credere che anche negli altri c’è un po’ di verità .
Il “sostenersi a vicenda” mi porta ad un’altra riflessione sulla quale mi pare sia interessante fermarsi per entrare nella concretezza di ogni giorno.
Non so se ricordate il Cantico dei cantici 8,5 che parla di “colei che sale nel deserto appoggiata al suo amato”: è una visione d’amore, lui e lei appoggiati l’uno all’altro”.
E guardate come in una sua poesia Montale parla del ‘sostenersi premendosi’:
“Ho sceso dandoti il braccio per lo meno un milione di scale ed ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così, è stato breve il nostro lungo viaggio; il mio dura tuttora, né più mi occorrono le coincidenze, le prenotazioni, le trappole, gli scorni di chi crede che la realtà sia quella che si vede.
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio, non già perché con quattro occhi forse si vede di più; con te le ho scese perché sapevo che di noi due, le pupille sebbene ogni tanto offuscate, erano le tue…”.
Stupendo: non c’è vedere, guardare, sognare, salire o scendere insieme che possa sostituire il cuore a cuore, l’anima nell’anima.
Il “sostenersi a vicenda”, espressione vitale dell’amore, rimane così l’unica vera strada per perderci insieme in Dio, eternamente.
Fonte
- “Passaparola” – Profilo Fb don Nino Carta (16 marzo 2026)
Immagine
- Foto di Priscilla Du Preez 🇨🇦 su Unsplash
Una nuova rubrica per ospitare i “Passaparola” di don Nino Carta, sacerdote per diversi anni in Brasile: il sostegno reciproco
Il verbo “sostenersi” lo vedo stupendo perché svela sempre orizzonti nuovi e raggi di azione per un aiuto reciproco, un crescere insieme ed un rialzarci quando cadiamo.
Un sostenersi vero, reale, che richiama la presenza di un altro: ci sosteniamo infatti perché l’altro c’è e, quando le nostre energie stanno venendo meno, la sua presenza infonde speranza di futuro, trasformando le nostre fragilità in opportunità .
Non solo: il “sostenersi a vicenda” ci aiuta a trovare un sano e giusto equilibrio in noi e tra noi, così che ciascuno riesce ad esprimere al meglio le proprie qualità e possibilità .
Ecco perché, per crescere ed essere fecondo, il nostro io mai deve rimanere un io solitario, ma deve camminare perdendosi nel “noi”.
Questo non vuol dire identificarsi con l’altro: il sostenersi nelle idee, per esempio, non implica l’uniformità di pensiero, ma solo credere che anche negli altri c’è un po’ di verità .
Il “sostenersi a vicenda” mi porta ad un’altra riflessione sulla quale mi pare sia interessante fermarsi per entrare nella concretezza di ogni giorno.
Non so se ricordate il Cantico dei cantici 8,5 che parla di “colei che sale nel deserto appoggiata al suo amato”: è una visione d’amore, lui e lei appoggiati l’uno all’altro”.
E guardate come in una sua poesia Montale parla del ‘sostenersi premendosi’:
“Ho sceso dandoti il braccio per lo meno un milione di scale ed ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così, è stato breve il nostro lungo viaggio; il mio dura tuttora, né più mi occorrono le coincidenze, le prenotazioni, le trappole, gli scorni di chi crede che la realtà sia quella che si vede.
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio, non già perché con quattro occhi forse si vede di più; con te le ho scese perché sapevo che di noi due, le pupille sebbene ogni tanto offuscate, erano le tue…”.
Stupendo: non c’è vedere, guardare, sognare, salire o scendere insieme che possa sostituire il cuore a cuore, l’anima nell’anima.
Il “sostenersi a vicenda”, espressione vitale dell’amore, rimane così l’unica vera strada per perderci insieme in Dio, eternamente.
Fonte
- “Passaparola” – Profilo Fb don Nino Carta (16 marzo 2026)
Immagine
- Foto di Priscilla Du Preez 🇨🇦 su Unsplash

Foto di Priscilla Du Preez 🇨🇦 su Unsplash


