CRISTO RE – Anno C

il: 

19 Novembre 2025

di: 

luca
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Letture: 2 Sam 5, 1-3; Col 1, 12-20; Lc 23, 35-43

L’istituzione della monarchia in Israele fu un processo tormentato e contrastato: accanto a una corrente favorevole per motivi di sicurezza e di prestigio (1 Sam 9,1-10,16; 11), ce n’era un’altra contraria (1 Sam 8; 10,17-24; 12), che ricordava che Israele è un popolo teocratico e che solo IHWH era il suo Re (Gdc 8,22-23). Si risolse il contrasto precisando che il re sarebbe stato solo uno strumento e un rappresentante di Dio. Ma ben presto Israele capì che volere un re terreno era la tentazione di essere come le altre nazioni (1 Sam 8,5), era rifiuto di essere il popolo eletto, era peccato di cui pentirsi (1 Sam 12,19). Soprattutto dopo la caduta della monarchia inizierà allora l’attesa dell’instaurarsi definitivo del Regno di Dio, del realizzarsi cioè della sua Signoria assoluta, del compiersi del suo progetto d’amore sugli uomini e sull’universo, della “sua volontà” (Is 46,10; cfr Mt 6,10).

Gesù venne ad annunciarci il Regno di Dio: di esso ci disse soprattutto che deve essere cercato (Mt 6,33), che deve ancora venire (Lc 22,16), e che al contempo è vicino, anzi che è già in mezzo a noi (Mt 12,28; Mc 1,15; Lc 17,21). L’originalità della predicazione di Gesù sul Regno di Dio è il collegamento inscindibile con la sua persona (Mt 16,28; 20,21; Gv 18,36): nel Vangelo il ladrone pentito chiede a Gesù di entrare nel “suo” Regno (Lc 23,42); e l’iscrizione che troneggia sulla croce, che riassume il motivo della condanna è, secondo Giovanni “Io sono il Re dei Giudei” (Gv 19,21), profezia involontaria che annuncia che Dio, l’“Io sono”, è ormai il Crocifisso: “Il Signore regna dal legno!” (Sl 96,10). Allora si capisce perché il Regno di Dio vada cercato come un tesoro nel campo e una perla preziosa (Mt 13,44-46): perché solo aderendo al Cristo si ha salvezza (Lc 22,29; Gv 17,24; Col 1,13; At 4,12); e si comprende come sia già presente in mezzo ai suoi, ma al contempo non trovi la sua piena manifestazione se non nel mistero pasquale della morte e risurrezione: Gesù è il compimento escatologico del Regno (Mc 9,1; 13,30; Mt 10,23).

Il Regno di Cristo è ben particolare: il suo Re è un sovrano sbeffeggiato e crocifisso (Gv 19), che non ha voluto essere servito ma servire (Mc 10,45), che lava come uno schiavo i piedi ai suoi sudditi (Gv 13,1-20), che non è venuto per esercitare il dominio sugli altri, ma per regalare la sua vita per tutti (Mc 10,45). È un Regno umile e non-violento (Mt 21), dato a un “piccolo gregge” (Lc 12,32), piccolo seme che cresce da sé, granello di senape che diventa un grande albero, che patisce le contraddizioni della zizzania che in esso si mischia, ma che è la grande rete che tutti accoglie (Mt 13), il gioioso banchetto finale per tutti preparato (Mt 8,11).

Il Regno di Dio è trascendente, “non è di questo mondo” (Gv 18,36), ma dove arriva gli ammalati guariscono (Mt 11,2-5), gli affamati vengono saziati, gli afflitti consolati (Mt 5,3-10), gli oppressi liberati (Lc 4,18), si amano i nemici (Mt 5,43-48), non ci si preoccupa più del cibo e del vestire (Mt 6,25-33). É un Regno che scalza “Babilonia la grande”, cioè che esplosivamente mina e annienta tutti i regni, i poteri, le tirannie della terra (Ap 17-19): e i credenti sono coloro che, come i primi cristiani di Tessalonica, non temono di “andare contro i decreti dell’imperatore, affermando che c’è un altro Re, Gesù” (At 17,7): solo a lui si piegano, solo lui servono, solo lui amano, solo per lui lottano e danno la propria vita, in umiltà e povertà, liberi e felici…

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Letture: 2 Sam 5, 1-3; Col 1, 12-20; Lc 23, 35-43

L’istituzione della monarchia in Israele fu un processo tormentato e contrastato: accanto a una corrente favorevole per motivi di sicurezza e di prestigio (1 Sam 9,1-10,16; 11), ce n’era un’altra contraria (1 Sam 8; 10,17-24; 12), che ricordava che Israele è un popolo teocratico e che solo IHWH era il suo Re (Gdc 8,22-23). Si risolse il contrasto precisando che il re sarebbe stato solo uno strumento e un rappresentante di Dio. Ma ben presto Israele capì che volere un re terreno era la tentazione di essere come le altre nazioni (1 Sam 8,5), era rifiuto di essere il popolo eletto, era peccato di cui pentirsi (1 Sam 12,19). Soprattutto dopo la caduta della monarchia inizierà allora l’attesa dell’instaurarsi definitivo del Regno di Dio, del realizzarsi cioè della sua Signoria assoluta, del compiersi del suo progetto d’amore sugli uomini e sull’universo, della “sua volontà” (Is 46,10; cfr Mt 6,10).

Gesù venne ad annunciarci il Regno di Dio: di esso ci disse soprattutto che deve essere cercato (Mt 6,33), che deve ancora venire (Lc 22,16), e che al contempo è vicino, anzi che è già in mezzo a noi (Mt 12,28; Mc 1,15; Lc 17,21). L’originalità della predicazione di Gesù sul Regno di Dio è il collegamento inscindibile con la sua persona (Mt 16,28; 20,21; Gv 18,36): nel Vangelo il ladrone pentito chiede a Gesù di entrare nel “suo” Regno (Lc 23,42); e l’iscrizione che troneggia sulla croce, che riassume il motivo della condanna è, secondo Giovanni “Io sono il Re dei Giudei” (Gv 19,21), profezia involontaria che annuncia che Dio, l’“Io sono”, è ormai il Crocifisso: “Il Signore regna dal legno!” (Sl 96,10). Allora si capisce perché il Regno di Dio vada cercato come un tesoro nel campo e una perla preziosa (Mt 13,44-46): perché solo aderendo al Cristo si ha salvezza (Lc 22,29; Gv 17,24; Col 1,13; At 4,12); e si comprende come sia già presente in mezzo ai suoi, ma al contempo non trovi la sua piena manifestazione se non nel mistero pasquale della morte e risurrezione: Gesù è il compimento escatologico del Regno (Mc 9,1; 13,30; Mt 10,23).

Il Regno di Cristo è ben particolare: il suo Re è un sovrano sbeffeggiato e crocifisso (Gv 19), che non ha voluto essere servito ma servire (Mc 10,45), che lava come uno schiavo i piedi ai suoi sudditi (Gv 13,1-20), che non è venuto per esercitare il dominio sugli altri, ma per regalare la sua vita per tutti (Mc 10,45). È un Regno umile e non-violento (Mt 21), dato a un “piccolo gregge” (Lc 12,32), piccolo seme che cresce da sé, granello di senape che diventa un grande albero, che patisce le contraddizioni della zizzania che in esso si mischia, ma che è la grande rete che tutti accoglie (Mt 13), il gioioso banchetto finale per tutti preparato (Mt 8,11).

Il Regno di Dio è trascendente, “non è di questo mondo” (Gv 18,36), ma dove arriva gli ammalati guariscono (Mt 11,2-5), gli affamati vengono saziati, gli afflitti consolati (Mt 5,3-10), gli oppressi liberati (Lc 4,18), si amano i nemici (Mt 5,43-48), non ci si preoccupa più del cibo e del vestire (Mt 6,25-33). É un Regno che scalza “Babilonia la grande”, cioè che esplosivamente mina e annienta tutti i regni, i poteri, le tirannie della terra (Ap 17-19): e i credenti sono coloro che, come i primi cristiani di Tessalonica, non temono di “andare contro i decreti dell’imperatore, affermando che c’è un altro Re, Gesù” (At 17,7): solo a lui si piegano, solo lui servono, solo lui amano, solo per lui lottano e danno la propria vita, in umiltà e povertà, liberi e felici…

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